Il Tirreno

Livorno

la decisione  

Dalla serie A2 al minibasket «Stop a tutti gli allenamenti»

A.M.
Dalla serie A2 al minibasket «Stop a tutti gli allenamenti»

Anche le prime squadre hanno deciso di fermare l’attività: compresa la corsa La lettera di coach Angiolini: «Non si può giocare a un metro di distanza»

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LIVORNO. Decisione unanime di tutte le realtà cestistiche livornesi: dalle prime squadre al Minibasket, blocco integrale delle attività. Jolly Acli Basket (A2 femminile), Pielle Livorno, Pall. Don Bosco, Us Livorno, Libertas 1947 e Libertas Liburnia hanno scelto di fermare pure gli allenamenti delle formazioni Senior. Neppure una corsetta sul lungo mare per tenere tonici i muscoli. Niente di niente. Nel pieno rispetto dei decreti ministeriali. Per quel che riguarda la Serie A2 femminile (torneo che lo scorso weekend si è giocato a porte chiuse, ad eccezione di qualche gara…), 20 club – compreso il Jolly Acli Basket Livorno – dei 29 iscritti al campionato lunedì 9 marzo avevano scritto una lettera al presidente federale Petrucci, evidenziando «l’impossibilità delle nostre associazioni di poter far fronte completamente agli adempimenti richiesti per poter procedere con la partecipazione al campionato o con le sedute di allenamento considerando le difficoltà di avere a disposizione “proprio personale medico”, in grado di seguire e rispettare con puntualità, quei protocolli sanitari cui debbano comunque attenersi anche i medici incaricati per assicurare con continuità, negli allenamenti e in occasione delle gare la salute di tutti i partecipanti ad ogni allenamento e ad ogni gara».

Il risultato? Torneo sospeso dopo il consiglio federale di lunedì. Anche Walter Angiolini, coach livornese della Bama Altopascio (squadra militante nel campionato di Serie C Gold), ha bloccato gli allenamenti. «La pallacanestro è più di una passione per me – ha scritto in lungo messaggio su Facebook – ma ho deciso che dobbiamo fermare tutto, anche gli allenamenti di qualunque tipo. Tutti i ragazzi che alleno, oltre al mio staff, hanno inevitabilmente qualche contatto con altre persone per lavoro o per altro. Pur con tutte le precauzioni del caso, la situazione non è controllabile e dobbiamo pensare alla salute delle persone che sono in palestra con me e delle loro famiglie. È una responsabilità ulteriore che un allenatore deve avere. Aggiungo che il basket, come lo sport in generale, deve esser prima di tutto gioia, divertimento, spensieratezza e finché non ci saranno i presupposti per scendere in campo in totale serenità, ci dobbiamo fermare. Voglio poter andar in panchina, stimolare i miei giocatore a star a mezzo centimetro dall’avversario e non a 1 metro, voglio tra loro si diano un cinque, voglio poter salutare un collega o un arbitro stringendogli la mano e voglio che il pubblico, poco o tanto, sia la cornice delle partite. Fino a che non sarà possibile tutto ciò, non è pensabile riprendere. #IORESTOACASA». —

A.M.

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