Gioco
Il calcio al tempo del virus: urla (di loro), mani proibite e raccattapalle maggiorenni
In 75 in tribuna, la gaffe della speaker e i troppi silenzi amaranto E a fine partita viene proibita la sala stampa a allenatori e giocatori
IL RETROSCENA
ALESSANDRO BERNINI
C’è una famosa scena del mitico Fantozzi che nel film “Fracchia contro Dracula” si presenta proprio davanti a Dracula, tende la mano ma non riceve risposta. Da lì è nato il famoso “non dà la mano...”. Qui, al tempo del calcio col Coronavirus, non dare la mano è un consiglio. Anche per questo per la prima volta si entra in campo e non si vedono i 22 bambini tenuti per mano dai calciatori. Non è una scelta casuale, ma una decisione concordata. Di bambini, qui, neanche l’ombra.
Non ce ne sono all’ingresso in campo, non ce ne sono naturalmente in tribuna e non ce ne sono neanche a bordo campo dove di solito zampettano felici a caccia dei palloni che escono dal campo. Stavolta i raccattapalle sono maggiorenni, lo ha deciso il Chievo. Un po’ di poesia se ne va (solo chi ha fatto il raccattapalle almeno una volta al Picchi può capire) ma forse è meglio così.
In tribuna siamo 75, giornalisti, tecnici, fotografi (che devono scattare dalla tribuna, il campo è proibito anche a loro) e una manciata di addetti alla società, intorno lo stadio deserto fa una tristezza infinita. A regalarci un sorriso ci pensa la speaker che nel pre-partita legge le disposizioni della questura e ricorda ai tifosi che è proibito lanciare oggetti in campo. I tifosi... ce ne fossero.
Per chissà quale ragione, ci avvertono che a fine partita saranno proibite le interviste. Cioè: la sala stampa è aperta e i giornalisti ci possono lavorare, ma i giocatori e gli allenatori non verranno. Le possibilità sono tre: 1) gli appestati siamo noi e proteggono i giocatori, 2) gli appestati sono i giocatori e proteggono noi, 3) non c’è nessuna logica. Indovinate la risposta giusta.
La partita del Bentegodi, ci regala anche dei segnali non casuali. Anzi. Nel silenzio assoluto si sentono benissimo le urla dei giocatori e si distingue pure da chi arrivano. Urla Giaccherini, grida Semper, richiama i compagni Meggiorini, strillano tutti quando Djordjevic cade in area. E del Livorno? Breda non ha mai gridato e non lo fa neanche oggi, dietro ogni tanto c’è qualche urlo di Bogdan e Plizzari, mentre Di Gennaro e Boben sembrano muti; in mezzo al campo parla un po’ Luci e basta. Ecco, questo Livorno è una squadra silenziosa, troppo. È mancata gente che in campo ti urla in faccia, che ti guida, che magari ti manda al diavolo ma l’azione dopo è lì che ti carica. Una squadra costruita male soprattutto per questo. Non aver sentito pressioni ha reso più sereni molti di loro. E alla fine ha fatto piacere vedere comunque l’abbraccio in mezzo al campo di tutto il gruppo. —
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