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L’ex consulente del Livorno su Spinelli «Ha sbagliato a scegliere mister e dirigenti»

Gianni Tacchi
L’ex consulente del Livorno su Spinelli «Ha sbagliato a scegliere mister e dirigenti»

Ermanno Pieroni, ora direttore generale dell’Arezzo, segue sia i risultati del campo che la trattativa per la cessione «Il Gruppo ha un potenziale da serie A, ma adesso il presidente deve decidere se vendere oppure iniziare un nuovo ciclo»

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l’intervista

Gianni Tacchi

«Quest’anno Spinelli ha speso tanto e male: forse si è fatto prendere dall’entusiasmo per la salvezza della scorsa stagione, di sicuro si è affidato alle persone sbagliate. Non a caso i migliori anni del Livorno sono stati quelli con professionisti dietro la scrivania, con allenatori di valore come Jaconi, Donadoni e Mazzarri, con giocatori straordinari come Cristiano Lucarelli, Protti, Diamanti e Tavano. Adesso invece è stato toccato il fondo». Non sono mai parole banali, quelle di Ermanno Pieroni. Uomo di calcio da sempre, ora direttore generale dell’Arezzo (serie C) dopo esperienze importantissime in tutta Italia, a partire dal Perugia degli anni d’oro. Pieroni ha lavorato anche a Livorno, due anni da consulente esterno della famiglia Spinelli tra il 2007 e il 2009, con la chicca della promozione in serie A. «Un ricordo meraviglioso – racconta – ora vedere il Livorno in questa situazione è un dispiacere: una piazza del genere verso la serie C è una bestemmia, non può esistere nel mondo del calcio».

Pieroni, è il punto più basso dell’era Spinelli.

«Sono d’accordo. E capisco le critiche, l’esasperazione dei tifosi. Il ciclo Spinelli sembra chiuso e cambiare è anche giusto, ma bisogna fare attenzione: non si può dire “meglio in Eccellenza che con Spinelli”, qui serve che subentri un gruppo solido, credibile, pronto a investire milioni di euro. E purtroppo in giro non ci sono tante figure del genere».

Ma Aldo Spinelli vuole davvero vendere il Livorno?

«Il punto è quello. Io sono in contatto con la famiglia Spinelli da una decina di anni: da una parte sento quei discorsi sulla stanchezza e sulla cessione, dall’altra vedo grande attaccamento. Ecco, questa altalena di emozioni non va bene: bisogna essere decisi su ciò che si vuole fare».

Sabato scorso c’è stata anche la contestazione della tribuna.

«Normale dopo la prestazione col Cosenza. Qui le soluzioni sono due: o Spinelli vende a qualcuno all’altezza o ricarica le batterie e apre un nuovo ciclo. Livorno non può permettersi un altro fallimento».

Di chi sono le responsabilità per questa stagione?

«Ho sentito che il presidente si è preso tutte le colpe, d’altronde è stato lui a fare certe scelte. Lo ammiro perché ci sta mettendo la faccia, ma qui bisogna fare una riflessione».

Prego.

«Il Gruppo Spinelli ha un potenziale economico da serie A, il nodo è fare scelte adeguate a livello tecnico, dirigenziale, organizzativo. Mi riferisco al direttore generale, al ds, all’allenatore. Se sbagli queste scelte, sbagli tutta la stagione».

E il Livorno ha sbagliato proprio queste scelte.

«Certi contratti sono assurdi, certi ingaggi sono assurdi: penso al biennale a Mazzeo, al triennale a Raicevic, stipendi che peseranno pure nella prossima stagione. Anche la scelta di Breda non si è rivelata giusta: l’ho avuto da giocatore a Messina in serie B, era un ottimo centrocampista e un bravissimo ragazzo, ma quest’anno i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E poi come si fa a non volere uno come Diamanti? ».

Già, come si fa…

«Io avrei fatto di tutto per tenerlo: era mezza squadra, gran parte del merito per l’ultima salvezza è di Alino. Anche Valiani meritava la conferma, invece i giocatori di personalità sono stati allontanati. E nello spogliatoio si sente pure l’assenza di Mazzoni, un altro attaccato alla maglia. È stata proprio la mancanza di personalità a fare la differenza, anche perché il potenziale tecnico del Livorno è nettamente superiore alla classifica di oggi».

Ma se la trattativa per la vendita dovesse saltare, da cosa dovrebbe ripartire la famiglia Spinelli?

«Da un progetto chiaro. Aldo e Roberto Spinelli dovrebbero affidarsi a uno o due manager competenti, da piazzare nei ruoli chiave: la base è avere un dg e un ds all’altezza della situazione, poi diventa tutto più facile. Parlo di professionisti a cui dare fiducia, in modo tale da non dover più affidarsi a certi procuratori».

E questo vale anche con un’altra proprietà.

«Esatto, il calcio si fa così. Questo è stato un anno negativo non solo per i risultati, ma anche economicamente per la famiglia Spinelli. E di sicuro il prossimo, in caso di retrocessione, sarà ancora peggio: in serie C non ci sono grossi contributi, per vincere servono 3-4 milioni di euro di disavanzo. Pensate che la Ternana di Bandecchi, un altro che era in trattativa con Spinelli per rilevare il Livorno, ha chiuso l’ultimo bilancio con una perdita di 9 milioni».

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