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Livorno

Walter, il re di Coppe che incanta Venezia: «E ora tutti a piedi verso Montenero...»

Andrea Masini
Walter, il re di Coppe che incanta Venezia: «E ora tutti a piedi verso Montenero...»

Un altro trionfo firmato dal coach livornese De Raffaele: dopo due scudetti e una coppa Fiba, ecco il successo nella Coppa Italia  di basket

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LIVORNO. «Al prossimo trofeo andiamo a piedi a Montenero, è una promessa…». Con Walter De Raffaele ci lasciammo così, il 27 giugno scorso. Dopo che il coach della Reyer Venezia - insieme al vice Gianluca Tucci e al figlio Nicola - raggiunse in pellegrinaggio la basilica di Sant’Antonio a Padova per celebrare il secondo scudetto oro/granata nell’arco di tre anni. A distanza di 8 mesi quel trofeo è arrivato, la prima Coppa Italia della sua carriera e la prima Coppa Italia nella storia della Reyer: «Per forza di cose dovrò onorare questo fioretto; non appena i numerosi impegni sul campo me lo permetteranno, senza dubbio tornerò a Livorno e salirò al santuario… (ride, ndr)».

De Raffaele, possiamo dire che il ricevimento estivo in Comune è stato di buon auspicio?

«Assolutamente sì, oggi Luca (Salvetti, ndr) lo ringrazio ancora di più. Venezia non aveva mai alzato la Coppia Italia e probabilmente è stato il successo più complicato. Siamo arrivati a Pesaro da ottavi, a fari spenti, ma con la grande consapevolezza di avere le carte in regola per giocarcela…».

Un trionfo che è figlio di che cosa?

«Innanzitutto della grande umiltà di questi ragazzi, coesi e sempre disponibili davanti alle proposte dello staff. Ci tengo a sottolineare anche la scelta di confermare in blocco il gruppo che ha vinto lo scudetto. L’opinione pubblica - visto il rendimento altalenante in campionato - cominciava ad avere qualche perplessità, ora penso che li abbiamo fatti ricredere…».

Ci può dire cosa ha detto alla squadra a fine partita?

«Che sono orgoglioso di loro, come persone prima di tutto. Di chi ha giocato, e di chi non ha giocato.».

Lei, quando allenava a Livorno, era considerato un mago della fase difensiva. Non ha cambiato il suo modo di pensare il basket...

«Preferisco far passare il concetto che difendiamo in un modo tale da alterare in negativo i punti di forza degli avversari, come è stato in finale con Adrian Banks, puntando poi a valorizzare i nostri in entrambe le metà campo. La componente tattica mi è sempre piaciuta, fin da quando allenavo gli Juniores a Livorno. E ancora oggi mi stimola variarne i contenuti, le difese e scovare nuove chiavi di lettura».

Alla vigilia delle Final Eight, entrando da ottavi, quanto realmente ci credevate?

«L’attenzione era focalizzata sulla prima partita contro la Virtus Bologna. Mettendo a confronto il buon cammino tenuto in Europa e quello a corrente alterna in campionato, volevamo prima di tutto ritrovare un’identità in Italia. Poi, una volta eliminata la Virtus, ci siamo guardati negli occhi convinti di poter battere anche Milano ed arrivare fino in fondo. Per la Reyer è un momento storico, e questa è una squadra che sarà ricordata per sempre».

Nella sua squadra gioca Stefano Tonut, figlio di Alberto, storica bandiera della libertas. Rivede in lui qualcosa del padre?

«Stefano è molto diverso rispetto al padre: ha più personalità e meno tiro da fuori. Però con Alberto ha una qualità in comune: la stessa passione per il basket e il desiderio di arrivare".

Per coach De Raffaele almeno un trofeo all’anno nelle ultime 4 stagioni. Almeno uno, perché il 2020 è ancora lungo e chissà. Il prossimo obiettivo è lottare ancora per lo scudetto?

«Intanto ad inizio marzo affronteremo una partita importante in Eurocup. Poi faremo di tutto di risalire la classifica ed entrare nei playoff. Di certo questa Coppa ci dà grande carica, e almeno fino a giugno lo scudetto sul petto ce lo abbiamo cucito noi».

Al giorno d’oggi fantasticare di tornare ad allenare a Livorno è un miraggio lontano anni luce. Magari, in un futuro non lontano, la città riuscirà ad ospitare un grande evento come le F8. E allora sogna di alzare una coppa sotto un cielo amaranto?

«Ripeto quanto espresso lo scorso giugno in Comune, alla presenza del sindaco Salvetti. La speranza è quella di rivedere al più presto la mia Livorno sul palcoscenico che merita. E’ un peccato vedere un palazzetto dello sport da 8mila posti orfano di basket, quando a Venezia, per esempio, si è dovuto giocare una finale scudetto in una struttura da 3500 posti di fronte a una richiesta di 12mila biglietti per gara-7. Io, nel frattempo, sono orgoglioso di esportare la livornesità in Italia e nel mondo. Tornare a casa, magari a fine carriera, sarebbe bellissimo». —


 

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