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Livorno

Silvestre si è già preso tutto «Qui per essere il leader»

Fabrizio Pucci
Silvestre si è già preso tutto «Qui per essere il leader»

«Mi piace fare da guida: sarò il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andare via Se sono qui è perché credo nella salvezza, vinciamo col Cosenza e poi...»

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Sicuro di sé, ma niente affatto sbruffone. La sua non è ostentazione, ma sana consapevolezza di essere un giocatore forte. Matias Silvestre, 35 anni compiuti a settembre, un curriculum reso luccicante da 276 presenze in serie A ha tutta l'aria di essere il leader che manca a questa squadra.

Lo senti parlare e ti sale il rammarico. Perché non averlo preso prima? Lui non ci pensa. È concreto va subito al sodo: «Sono qui per aiutare i miei compagni di squadra. Voglio trasmettere la mia esperienza e le mie conoscenze».

In campo ha già dato sicurezza alla difesa. Ma sa che deve essere importante anche fuori?

«Mi piace l'idea di essere d'esempio. Arrivo sempre per primo al campo e vado via per ultimo. Ho sempre fatto così».

Preferisce la difesa a tre o a quattro?

«Ho sempre giocato a quattro come centrale di destra, ma l'anno scorso a Empoli in serie A sono stato utilizzato per tutto il campionato come centrale puro nella difesa a tre. Il modulo non è un problema».

Come risolvere il problema di attenzione che ha la difesa amaranto?

«Stiamo lavorando su quell'aspetto. Dobbiamo stare sempre concentrati e non staccare mai per novanta e passa minuti. Con Breda stiamo molto attenti alla fase difensiva. Ogni gol che prendiamo mi fa incazzare».

Facciamo un passo indietro. Perchè a Livorno?

«In questi mesi ho rifiutato decine di offerte. Poi con il passare del tempo qualcuno può avere iniziato a pensare che non stessi bene e invece mi sono sempre allenato. Sono venuto qui perché la telefonata del presidente Spinelli in persona mi ha convinto. Ho tanto entusiasmo. Ho sposato questo progetto anche se la situazione di classifica è complicata».

Che cosa le ha detto Spinelli?

«Mi ha chiesto se ero fermo o se mi stavo allenando».

Come ha trovato la squadra, al suo arrivo? Depressa?

«La partita di Udine con il Pordenone ha dimostrato che la squadra è viva e che crede nell'impresa della salvezza. Il gruppo è sano. Ci sono molti giovani interessanti, ma ci sono anche giocatori di grande esperienza. Lo dico apertamente perché non ho paura di assumermi le mie responsabilità: voglio essere guida e aiuto per questi ragazzi».

Ha 35 anni. Fisicamente è a posto?

«Certo. Sto bene, Sono integro e non solo perché mi sono sempre allenato. La mia carriera non è affatto al capolinea. Anzi. Penso di poter giocare ancora per molti anni».

A Pordenone non doveva nemmeno essere convocato e invece ha giocato novanta minuti. Un bluff di Breda?

«Dal primo giorno ho dato la ma disponibilità a Breda. Lui sapeva che avrei potuto giocare subito. Il debutto è stato positivo e ora spero di andare sempre meglio anche perché la prossima partita è uno scontro diretto da non fallire».

A proposito. E l'ultima spiaggia?

«Diciamo così: è una partita molto importante, ma non è l'ultima. A Pordenone abbiamo dimostrato di esserci. Quel punto alla fine è stato giusto anche se con un pizzico di accortezza avremmo potuto vincere. Ora va capitalizzato battendo il Cosenza sabato in casa nostra. Sono fiducioso. La squadra c'è». —

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