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Livorno

L’uomo dei sogni della Pro Livorno Sorgenti: «Pronti per diventare grandi»

Dario Serpan
L’uomo dei sogni della Pro Livorno Sorgenti: «Pronti per diventare grandi»

Marco Braccini, direttore sportivo dei biancoverdi racconta i segreti che hanno portato la squadra in vetta al campionato di Eccellenza e  a un passo dalla serie D

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LIVORNO. Venti giornate in Eccellenza fanno due terzi di campionato che se ne va. La Pro Livorno Sorgenti se li è messi alle spalle con altri tre punti, grazie all’1-0 interno contro il Valdinievole Montecatini. Non si è vista la migliore Pls, che però in casa è finora sempre andati a punti. In generale, il ruolino di marcia racconta di dieci vittorie e un pareggio nelle ultime undici giornate. Numeri che continuano ad alimentare il sogno serie D che vorrebbe dire il salto tra i professionisti.

A soffrire in tribuna la domenica, sempre al seguito del gruppo, al lavoro in settimana per stare vicino alla Prima squadra e al settore giovanile, il direttore sportivo biancoverde Marco Braccini, l’uomo che ha costruito questo miracolo sportivo che parte dalle giovanili e da alcune regole che mettono l’educazione anche prima del calcio. «Chiedo a tutti il rispetto degli orari e di dare del lei ai dirigenti», ammette. Braccini, professione agente immobiliare, sciorina la sua ricetta per difendere il primato in classifica nelle dieci giornate che restano.

Partiamo dall’1-0 al Montecatini: gara non esaltante, è servito un rigore per vincerla, ma se anche quando non la squadra non gira alla perfezione i risultati arrivano è il segnale che questa è la stagione buona. Giusto?

«La squadra – risponde Braccini – sta dimostrando di essere matura. Il lavoro di questi anni inizia a dare i suoi frutti. Pur avendo una rosa dall’età media di 24-25 anni, ci sono giovani che hanno già un bel bagaglio di esperienza e in campo si vede. Gare come quelle di domenica non le avremmo vinte fino a pochi anni fa».

Quali margini di crescita ha ancora questo gruppo?

«Sarà importante il recupero di Falleni e Frongillo, per dare ancora più solidità al reparto difensivo. Inoltre, io penso che, nonostante numeri importanti, Giacomo Rossi possa darci ancora qualcosa in più. Così come mi aspetto che Angiolini possa toglierci qualche castagna dal fuoco quando i campi saranno più asciutti. E poi puntiamo sul recupero pieno di Matteoli, un classe 2002 di spessore».

Domenica si va a Perignano per lo scontro diretto con il Fratres, secondo in classifica al fianco del San Miniato Basso, a –9 dalla Pls. Sarà una gara decisiva?

«Sarà una battaglia, un passaggio importante, ma ci sono ancori dieci turni da giocare e tante sfide delicate, quindi in ogni caso non possiamo ancora cantare vittoria. Certo, c’è la consapevolezza che questo gruppo è forte e può fare ancora cose importanti».

E la società, invece, cosa deve fare per prepararsi all’eventuale salto di categoria?

«A fine febbraio, a seconda dei risultati, avremo un quadro più chiaro. La società vive un sogno e al tempo stesso è spaventata, perché salire di categoria vorrebbe dire accedere alla serie A dei Dilettanti. Ma io credo che questa società abbia una grande forza: il settore giovanile, nostra linfa vitale. Il salto in serie D darebbe alla Pls un certo appeal verso giocatori giovani e bravi di società professionistiche e anche verso nuovi investitori. Dovremmo continuare con la gestione oculata che ci caratterizza ed essere la squadra che spende meno facendo la D, proprio come stiamo facendo in Eccellenza».

A livello di strutture e di costi a cosa si andrebbe incontro?

«Per le strutture non servirebbero grandi interventi. Penso che il Magnozzi sia sicuramente adeguabile a una categoria superiore, con i dovuti accorgimenti rispetto ad aspetti quali, ad esempio, ingressi separati e settori distinti in tribuna. In generale, i costi sarebbero ovviamente superiori, ma sono convinto che con un 30% in più di spesa potremmo farcela. In serie D sono 4 le quote in campo e per noi questo rappresenta un vantaggio. Naturalmente dovremmo puntare a salvarci, ma prima arriviamoci in serie D, la strada è ancora lunga».

Da dirigente, Marco Braccini ha già fatto la D con il Pelli Santacroce (stagione 2011/12), ma fu un’esperienza da dimenticare, conclusa anzitempo con le dimissioni. Quando Spinelli arrivò a Livorno nel 1999 giunse la chiamata e fu il compianto Gianluca Signorini (l’ex capitano del Genoa) a convincerlo a iniziare la carriera da dirigente, che dopo tre annate in amaranto lo ha portato successivamente a Rosignano, Guasticce e, dopo il Pelli Santacroce, alla Pls.

Quali sono i rapporti odierni tra la società biancoverde e il Livorno Calcio?

«Ottimi. Su decisione dell’ex direttore generale amaranto Peiani si è interrotto un gemellaggio prolifico, quindi ci siamo sentiti liberi di farci avvicinare da altre società professionistiche ed è nato il rapporto con l’Empoli, che più di tutte ha capito le nostre esigenze. Da quasi un anno siamo un Empoli Elite Center; con la società azzurra abbiamo un rapporto di lavoro, ma il nostro cuore è sempre amaranto».
 

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