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Niccolai e i segreti della sua Pro Livorno: «Dentro a una favola e ora ci crediamo»

Dario Serpan
Niccolai e i segreti della sua Pro Livorno: «Dentro a una favola e ora ci crediamo»

Il tecnico della capolista del campionato eccellenza: «Non preparo mai la partita parlando degli avversari. E quella volta che Achilli mi fece firmare un triennale...»

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LIVORNO. La qualità tecnica non basta. C’è uno spazio da riempire per tirare fuori alla squadra quel quid in più che, a livello umano e motivazionale, può fare la differenza. Se la Pro Livorno Sorgenti, che a inizio stagione non era data come favorita per il titolo, si trova in testa con 9 punti di vantaggio sulla seconda la quarta di ritorno in Eccellenza girone A, vuol dire che quello spazio è riuscito a sfruttarlo al meglio. Dietro questa dote c’è una società capace di programmare, c’è un ambiente familiare che stempera le tensioni, e c’è un allenatore come Matteo Niccolai che sa tirare fuori il massimo dai suoi giocatori, sotto tutti i punti di vista. Un valore aggiunto.

La spettacolare vittoria di domenica scorsa ad Altopascio contro il Tau è una dimostrazione lampante dei valori di un gruppo che si dimostra sempre più pronto per il salto in serie D. Andiamo con ordine, scandagliando il pensiero del mister biancoverde

Quali sono i segreti di questa Pls?

«La rosa che ha chiuso la stagione scorsa è stata migliorata alla perfezione. L’arrivo di giocatori come Granito, Costanzo e Frongillo ci ha permesso di compiere un salto di qualità. Poi ci sono le sorprese, come Blundo, Grossi o Casalini, tutte piacevolissime, per non parlare delle conferme. Ma devo dire che tutti sono eccezionali e si allenano al massimo».

Capitolo due: lo staff.

«Credo di avere con me uno staff che tutti vorrebbero avere, perché fatto di persone che sanno sempre come comportarsi».

Si ma alla fine è il mister che detta la linea.

«Io cerco di instaurare un rapporto sereno e leale con tutti. Quando ero giocatore e trovavo allenatori che si ponevano in questo modo davo sempre di più».

Come prepara le partite?

«Io non parlo mai degli avversari, ma solo della mia squadra, che sa sempre cosa fare. Penso che questo dia sicurezza e mentalità al gruppo. D’altronde i giocatori sono i primi che pesano l’allenatore. Solo se si è convincenti ti seguono. C’è chi prepara le gare analizzando i video delle avversarie, non è il mio caso».

Domenica arriva il Valdinievole Montecatini: almeno può dirci che gara si aspetta?

«Difficile. Finora solo due squadre sono riuscite a batterci e una di queste è proprio il Montecatini, che viene da due sconfitte pesanti, perciò verrà da noi molto carica e con la voglia di rilanciarsi».

Mancano undici giornate al termine del campionato: che cosa significherebbe per Niccolai il salto in serie D?

«Qualcosa di incredibile per una realtà di quartiere».

Nutre l’ambizione di fare carriera da allenatore?

«Quella c’è sempre, ma accanto c’è la razionalità. Casi come Sarri sono più unici che rari. Io so che ho il patentino Uefa B e quindi per ora posso allenare al massimo in serie D. Quindi resto lucido e concentrato sul presente, poi nella vita non si sa mai».

Però Matteo Niccolai il professionista lo ha già fatto da giocatore, a metà degli anni ’90, nell’allora serie C2: due stagioni al Livorno e una al Tempio. Che ricordi ha di quella parentesi?

«Bellissimi. Fu mister Campagna a lanciarmi con la maglia amaranto, poi il Verona si interessò a me e di conseguenza l’allora presidente Achilli decise di blindarmi con un contratto triennale. Giocavo con giocatori come Bonaldi, Scalzo, Marcato: era una squadra da categorie superiori. Ma dopo il prestito a Tempio rescissi il contratto prima della fine, scesi in serie D e capii che quella era la mia categoria».

Già proprio quella che potrebbe ritrovare a fine stagione, per la prima volta da allenatore. La volata p lanciata, la Pro Livorno Sorgenti ha tutto il diritto di sognare.

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