Il Tirreno

Livorno

Poca personalità, pochi cambi: più di così è difficile

ALESSANDRO BERNINI

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ALESSANDRO BERNINI

Partita finita da 5 minuti, lo stadio si sta svuotando. Chi non trova la forza di uscire dal campo sono i giocatori del Livorno. Del Prato piange, Porcino ha gli occhi lucidi. Bogdan è in ginocchio, si tiene la testa. Immobile. Anche Marras si inginocchia con gli occhi bagnati. Agazzi si alza la maglia per coprirsi la faccia, vaga con lo sguardo perso nel vuoto. E’ l’immagine della resa più amara, forse il flash della resa anticipata. Perché rialzarsi dopo questo 4-4 sarà difficile, forse impossibile.

Quest’anno va così. Non siamo capaci di vincere neanche una partita che sembrava già chiusa. 3-0 al 44’ del primo tempo, ti riprendono, segni il 4-3 al 92’ contro un avversario che è in 10 e non riesci a portarla a casa neanche stavolta. Non sappiamo se etichettarla come una maledizione o se tutto ciò è frutto di una fragilità mentale del Livorno micidiale. Di certo non è un caso. Perché col Chievo si vinceva 3-1 e si perse 4-3 all’ultimo secondo, con la Salernitana si vinceva 2-1 e si perse 3-2 all’ultimo secondo. D’accordo gli episodi, ma qui siamo di fronte a una chiara deficienza di personalità che è figlia di chi ha costruito questa squadra. Difetti che ci portiamo dietro da inizio stagione e che a questo punto difficilmente ci toglieremo.

Poteva essere la partita che riaccendeva la luce. Perché si tornava a meno 7 dai playout e magari a Spinelli veniva la voglia di comprare un paio di giocatori. Invece resta l’ennesima occasione persa. Non si riesce mai a trovare l’equilibrio tra difesa e attacco. Una volta che riusciamo a segnarne 4, la difesa diventa un groviera. E, comunque, sia chiaro: ieri hanno segnato Braken e Murilo, ma se ci fosse stata una punta abituata a buttarla dentro, la partita sarebbe finita 8-4 per il Livorno. Perché abbiamo avuto tante di quelle occasioni non sfruttate, che si farebbe notte a contarle.

Forse sarebbe bastato anche avere in panchina un paio di cambi adeguati. Un centrocampista ad esempio. Tramezzani non ne aveva neanche uno pronto (Viviani continua a non dare garanzie) ed è stato costretto ad alzare Porcino. Possibile non aver trovato in 20 giorni di mercato almeno una alternativa di centrocampo?

Fatto sta che, dopo questo pazzesco pareggio, la logica direbbe di mettersi l’anima in pace e iniziare già a pensare al prossimo anno. Però vogliamo tenerci una piccola luce accesa, un lumino in mezzo a un tunnel buio. La prestazione c’è stata, la squadra ha giocato forse la migliore partita dell’anno. Da qui bisogna provare a ripartire.

Evitiamo di ripercorrere più di tanto la partita, ci è bastato viverla. Sul 3-0 alla fine al 44’ sembrava tutto in discesa, poi un rigore dubbio fischiato a Boben ci ha mandati all’intervallo sul 3-1. Nella ripresa il Livorno ha rischiato poco e anzi sfiorato più volte il gol, ma si è ritrovato sul 3-3 al 90’ senza neanche accorgersene. Finita? No. Marras inventa un’altra magia e firma il 4-3 al 92’, purtroppo però non finisce neanche qui e Pellizzer al 95’ fa 4-4 su un pallone gettato in area con Plizzati che sbaglia l’uscita. Roba da matti. —



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