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I diktat di Cozzella sul Livorno: «So cosa ci serve, non voglio gente che viene a svernare»

Fabrizio Pucci
I diktat di Cozzella sul Livorno: «So cosa ci serve, non voglio gente che viene a svernare»

Il nuovo direttore sportivo amaranto spiega le linee guida del mercato «Bojinov o Cacia? Niente nomi, con Tramezzani c’è sintonia»

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LIVORNO .Chi è sulla cinquantina, se lo ricorda come un guizzante attaccante del Pescara dei primi Anni Ottanta. Oggi il ds amaranto Vittorio Cozzella è l'uomo chiamato da Spinelli (e legato da amicizia al gruppo-Ciufarella) per provare a salvare la serie B con un mercato che deve essere per forza spregiudicato. Il nuovo direttore sportivo - che torna in pista quattro anni dopo l'esperienza alla Ternana - non sembra avere paura. Con il suo accento partenopeo e la parlantina sciolta rompe subito gli indugi: «Che il mercato per noi sia complicato, non c'è bisogno che lo dica io, ma ci stiamo già muovendo perché dobbiamo lavorare molto senza lasciare nulla di intentanto o al caso».

Dicono di lei che sia un interventista. Come si definirebbe?

«In effetti sono una persona che bada al sodo. Sono molto concreto. Nel lavoro come nella vita. Non sono un direttore sportivo che fa cento telefonate a un giocatore o al suo procuratore per pregare il suo assistito di venire».

Da dove intende partire per rinforzare la squadra?

«Ho iniziato a lavorare da alcuni giorni, ma la prima vera giornata di trattative è stata oggi (ieri ndc). Dobbiamo iniziare a muovere qualcosa, perché abbiamo pure qualche giocatore che deve andare via».

Più di uno...

«Lo ha detto lei».

Non è che il mercato del Livorno starà fermo finché non viene ceduto qualcuno?

«Per la verità noi dobbiamo fare una cosa: pedalare».

In che rapporti è con i soggetti interessanti a rilevare la gestione del Livorno?

«Li conosco, ma non è il caso di ragionare in questi termini. Il cammino del Livorno va avanti a tutto. La società è sana e lo sarà sempre».

Ci racconta il primo contatto con Spinelli? A quando risale?

«Con il presidente ci siamo sentiti tempo fa. Siamo uomini di calcio. Ci conosciamo».

Torniamo a parlare di mercato. Come fa a convincere i giocatori a venire qui con questa classifica?

«Dobbiamo lavorare sulle motivazioni. Solo chi ci crede, può compiere un'impresa. Ecco a noi servono giocatori che credano fermamente nella possibilità di farcela. Io penso che il Livorno possa ancora salvare la categoria».

C'è anche un altro modo per ingolosire i giocatori: offrire ingaggi di livello. Ha a disposizione un budget sufficiente?

«È chiaro che con i soldi convinci tutti, per quelli non sono tutto».

In che senso?

«Qui abbiamo bisogno di gente motivata più che pagata profumatamente. Magari assicuri un ingaggio alto a un giocatore e questo viene a svernare a Livorno. Dobbiamo essere bravi a toccare le corde giuste di quei ragazzi che vogliamo portare in amaranto per rinforzare la squadra. Senza troppi fronzoli».

Punterà su giocatori di categoria o rovisterà anche in serie A tra i giocatori in esubero?

«Ripeto il concetto che ho espresso prima: punterò su giocatori che credano nella possibilità di fare un'impresa. Alla fine del girone d'andata il Livorno è retrocesso. Per restare in serie B, nel girone di ritorno deve vincere il campionato. Ecco dobbiamo ragionare in questo modo: l'obiettivo deve essere quello di arrivare tra i primi nella parte discendente della stagione».

Il 29 dicembre era a Empoli, che sensazioni le ha dato la squadra? Quante altre volte ha visto la squadra?

«I ragazzi hanno lottato. L'approccio è stato positivo. Quest'anno ho avuto la possibilità di vedere la squadra un buon numero di volte. Ad esempio ero anche a Frosinone a ottobre quando gli amaranto persero su rigore nel finale. So dove mettere le mani. Ho parlato con Tramezzani e sono certo che faremo un buon lavoro. Dobbiamo crederci tutti insieme. Mai come adesso dobbiamo stare uniti».

Sono stati accostati al Livorno nomi del passato come Bojinov e Cacia. Ma qui serve un altro tipo di giocatori...

«So che cosa serve e in quali ruoli. Se volete sapere qualche nome, vi dico che per il momento non ne faccio. Lavoriamo e crediamoci. La speranza di restare in B c'è e va consolidata».
 

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