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Livorno

LOTTA LIBERA 

Igor Nencioni scelto come tecnico azzurro E ora il grande sogno si chiama Olimpiadi

Fabrizio Pucci
Igor Nencioni scelto come tecnico azzurro E ora il grande sogno si chiama Olimpiadi

Premiato il gran lavoro col Gruppo Lottatori Livornesi «Guiderò le ragazze, sono orgoglioso della chiamata»

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Con la sua esperienza abbinata a un'impareggiabile passione ha fatto di Livorno la capitale della lotta libera. Il suo Gruppo Lottatori Livornesi è una fucina di giovani campioni che Igor Nencioni alleva con attenzione e amore quasi paterno. Caso, Lubrani e Guccini, campioni d'Italia e titolari nella Nazionale delle loro categorie ne sono solo un esempio.

La storia comincia nel 2011: insieme a due amici Nencioni decise che era il momento di creare una scuola di lotta tutta nuova. In principio fu una palestra di arti marziali, primi vagiti del Gruppo Livornesi. In questi anni il lavoro ha pagato come conferma il neo allenatore azzurro: «Abbiamo lavorato bene sia con i giovani che con gli adulti raggiungendo subito ottimi traguardi a livello regionale e buoni a livello nazionale, poi ci siamo staccati ed abbiamo creato una struttura solo nostra partendo con un piccolo fondo fino ad arrivare ad oggi che abbiamo una palestra con 2 tappeti omologati da gara 12 per 12». È orgoglioso Nencioni: «Al momento siamo una delle società più numerose d'Italia e il lavoro mio e dei miei collaboratori Puccini, Giacomo e Dario Corso, Cicconofri e Daniele Niccolini ha portato quest' anno il nostro club ad essere campione d'Italia under 15 e under 17. Abbiamo cresciuto molti ragazzi di qualità che quest'anno hanno vinto titoli Italiani e medaglie agli Europei, abbiamo formato un un bellissimo gruppo che parte dai 3 anni e va all'età adulta, cercando di togliere i giovani dalle strade e dare loro un futuro diverso».

Ora però Nencioni è andato oltre. Da qualche settimana è diventato allenatore della Nazionale Femminile di Lotta Libera, un incarico prestigioso e di grande responsabilità che può aprire scenari meravigliosi al popolare Igor: «Sono stato chiamato dal Team Manager dell'Italia Lucio Caneva. È stata una 'convocazione' inaspettata. Per la verità devo ancora metabolizzarla. Più che emozionato sono sorpreso, ma con il passare del tempo sto realizzando l'importanza di questo ruolo. E poi sono orgoglioso perché nessuno mi ha mai regalato nulla».

Forse non è emozionato perché ha già allenato in Nazionale?

«Facevo già parte dello staf tecnico delle Nazionali Giovanili da un paio d'anni. Alcuni ragazzi li ho formati io. La novità assoluta sta nel fatto che allenerò le donne insieme al tecnico cubano Adrian Droeshout».

Secondo lei perché l'hanno scelta?

«Io mi sento un grande motivatore. Sicuramente è stato premiato il lavoro che sto facendo da anni con i ragazzi del Gruppo Lottatori Livornesi e con il movimento che ho creato».

Con giovani però le motivazioni non bastano...

«Con i giovani conta anche la tecnica e infatti insegno anche quella. I grandi, invece la tecnica ce l'hanno già e allora vanno seguiti sul piano psicologico. Ad esempio quando si allenano e calano un po' la loro intensità, vanno ritirati su. Dico questo per esperienza personale. Da atleta spesso avevo problemi di tenuta mentale. Il problema è stato che non ho mai trovato un allenatore che lavorasse su quell'aspetto. Per questo motivo ho studiato da solo, mi sono infornato e poi mi sono fatto seguire da un mental coach. Ecco: metto al servizio dei miei ragazzi quello che ho imparato sulla mia pelle».

Alle “sue ragazze” che cosa dirà?

«Che devono credere in se stesse. Quando riesco nell'intento di far credere in se stesso un atleta, sono quasi soddisfatto. Dico 'quasi' perché la soddisfazione non è mai piena, perché se uno è soddisfatto è finito. Personalmente sono sempre alla ricerca dei miei limiti. E le mie atlete dovranno fare altrettanto».

È difficile allenatore le donne?

«Molto. Hanno esigenze diverse, altri modi di vedere le cose rispetto agli uomini. Una vittoria ottenuta con un'atleta è una cosa nuova. Questa sfida mi piace. Non mi sento mai arrivato. Voglio sempre dimostrare qualcosa. Tutto ciò che mi mette in condizione di andare al di là dei limiti mi piace e mi carica».

E se le diciamo la parola Olimpiadi?

«Faccio gli scongiuri e un passo alla volta, una gara alla volta. Prima ci sono le ranking series, poi europei, e le qualificazioni olimpiche. Teniamo i piedi per terra sapendo che le nostre donne sono competitive. Per scaramanzia dico che navighiamo a vista, ma potenzialmente qualcuna che può partecipare alla kermesse a cinque cerchi c'è. Sto vivendo una bellissima avventura e di questo ringrazio la Filkam, la Federazione che me ne ha dato l'opportunità». —

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