Gioco
Don Bosco, il motore finisce la benzina dopo 25 minuti e Siena detta legge
LIVORNO. Un film già visto, anche una settimana fa tanto per ricordarne una. Don Bosco dai due volti, questa volta però molto di più che nel derby. Allegro, piacevole e spigliato per un po' più di metà partita, timido, balbettante e quasi impaurito da allora in poi, quando il gioco si fa duro. Le cifre parlano chiaro: 43 punti segnati all'intervallo lungo, 18, meno della metà, dal rientro dagli spogliatoi alla sirena finale.
«Dobbiamo capire – dice coach Aprea sulla via del ritorno – che partite durano 40' e che non basta essere bravi per poco più di metà. Vorrei che i miei imparassero che, specie su certi campi e contro certe squadre la reazione degli avversari prima o poi arriva».
Don Bosco comunque accettabile in difesa, perchè prendere 70 punti a Siena non è certo uno scandalo, ma è la qualità dell'attacco che cala in modo vistoso proprio perchè fare canestro quando gli altri ti mettono le mani addosso non è facile. E' il caso di Onojaife che, pur senza demeritare, subisce tutta la fisicità di Casoni (anche 15 rimbalzi) e in generale di tutti gli altri giovani con l'eccezione forse del giovanissimo Mazzantini alla seconda buona prova consecutiva. Bene invece i più esperti, Creati e Mencherini. Come detto, Don Bosco spigliato e produttivo dopo un primo quarto in equilibrio: Kuuba dà un primo vantaggio rossoblu di un certo peso (22-34 al 15'04”). Olleja prova a riavvicinare Siena, ma la tripla di Mazzantini respinge i padroni di casa a distanza di (relativa) sicurezza (29-37 al 18'05”). Il massimo vantaggio Don Bosco arriva dopo l'intervallo lungo con Mencherini (34-47), poi la Virtus inizia il lavorìo ai fianchi. L'ultimo quarto è già scritto o quasi: Siena piazza un altro parziale di 14-1 (sommato al primo viene 23-1 a cavallo dell'ultimo quarto) che fissa il 67-53 del 36'20” e a quel punto al Don Bosco non resta che il compito di non farsi calpestare. Ma l'impressione è che sia stata un'occasione persa. —
F.P.
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