Il Tirreno

Livorno

Un amante della difesa a 3 e del pressing senza palla

G.T.

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LIVORNO. Paolo Tramezzani, 49 anni, è pronto per la prima esperienza da allenatore in Italia dopo aver girato Albania, Svizzera e Cipro. E pensare che, una quindicina di anni fa, vedeva il suo futuro lontano dal mondo del calcio. «Il pallone mi ha dato tanto, ma in questo ambiente non posso far altro che giocare», disse una volta. Invece eccolo qua, scelto dalla famiglia Spinelli per rialzare il Livorno e conquistare la salvezza dopo l’inizio da incubo di Breda. È stato De Biasi a portare Tramezzani in panchina, chiamandolo in Albania nel 2012 come vice della Nazionale. Poi il Lugano, il Sion e l’Apoel di Nicosia con cui ha vinto lo scudetto a Cipro, esperienze in cui non sono mancate divergenze con le società. Il segreto? La difesa a 3, quella che Breda ha messo nel cassetto e che invece - nella scorsa stagione - era stata decisiva per la salvezza: con Tramezzani si potrebbe dunque rivedere il 3-4-3, modulo utilizzato spesso con l’Apoel e ideale per sfruttare gli esterni e le sovrapposizioni, vedi per esempio l’intesa tra Del Prato e Marras sulla destra. Al di là del modulo, il suo è un calcio fatto soprattutto di pressing nella fase di non possesso. «L’importante è l’aggressione sulla palla - dice - non si può lasciare il tempo agli avversari di pensare. Un esempio? L’Atletico Madrid, soprattutto quando non ha la palla. E poi mi piace da morire l’Atalanta di Gasperini. Ah, anche Gattuso: amo gli allenatori che lasciano il segno». Adesso tocca a lui, anche se la scelta della famiglia Spinelli sembra l’ennesima scommessa: Tramezzani non ha mai allenato in Italia e arriva in un contesto difficile, con la squadra ultima in classifica e moralmente a pezzi. —

G.T.

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di Redazione web