Gioco
Nove gol incassati negli ultimi tre match Per Livorno la trasferta del Picco è stregata
Dal 2015 all’anno scorso gli amaranto in terra ligure hanno rimediato solo brutte figure e secchi tre a zero dagli spezzini L’ultimo successo (nel 2013) è arrivato 29 anni dopo il precedente, lontano nella notte dei tempi dell’11 dicembre 1983
l’amarcord
fabrizio pucci
Le ultime tre volte che abbiamo calcato il fondo sintetico del “Picco” siamo colati a...picco. Per tre volte sulla ruota di Spezia è uscito il 3. Purtroppo non inteso come 3 punti per il Livorno, ma per tre gol incassati. Stagioni 2014/15, 2015/16 e 2018/19: allenatori nell’ordine Gelain, Panucci e Breda. Come a dire che sono cambiati i fattori, ma il prodotto è rimasto sempre lo stesso. Per la verità uno 0-3 spezzino se lo buscò anche il “padre” di tutti gli allenatori amaranto: Osvaldo Jaconi. Accadde nell’ottobre del 2000. Eppure a noi su quel campo dove – in modo tanto astioso quanto incomprensibile – ci odiano, abbiamo vissuto anche giornate indimenticabili.
L’INVINCIBILE ARMATA. Sono due i successi alla Spezia che vogliamo ricordare oggi, non fosse altro nella speranza che possa portare fortuna. Il primo risale a tanti, tantissimi anni fa. Stagione 1983/84, la prima che il Livorno ha vissuto in C2. L’allenatore era Renzo Melani e quella era un’invincibile armata nel senso letterale dell’aggettivo perché in effetti non perse mai. Non solo vinse il campionato a mani basse, ma stabilì tutta una serie di altri record a cominciare dall’imbattibilità del portiere Grudina (910’) ai soli 7 gol subìti in tutte le 32 partite andate valide ai fini del conteggio della classifica. Che torneo, quello: il Sant’Elena Quartu che si ritirò alla fine del girone d’andata e gli amaranto che continuarono a dominare e a vincere quasi dovunque. Per l’appunto anche a La Spezia. Accadde proprio 34 anni fa. Era l’11 dicembre 1983. Melani era già in fuga insieme a i suoi ragazzi (7 vittorie e 5 pareggi, 11 gol fatti, uno preso) e in terra ligure fu battaglia. Al 21’Palazzese portò in vantaggio i padroni di casa, ma la reazione del Livorno fu da grande squadra perché pareggiò con Ilari nel momento più sanguinoso per gli avversari (a un minuto dalla fine del primo tempo) e poi mise la freccia con “Morino Pontis” al 6’ della ripresa. Come detto quella stagione finì in gloria, con la città impazzita per l’immediato ritorno in C1 e con quattro giorni di festa in Fortezza Nuova. Cose impensabili nel calcio di oggi e non solo qui.
LA VITTORIA
DELLA CONSAPEVOLEZZA
Per tornare a vincere in Liguria il Livorno impiegò poi 29 anni e mezzo. Il salto in avanti è notevole. Dal dicembre del 1983 al 2 marzo del 2013. E anche in quell’occasione il successo in casa dello Spezia fu il prologo del trionfo finale con la promozione (questa volta) in Serie A. Ma che Livorno era quello che vinse al “Picco”. Era fortissimo. Davide Nicola in panchina. Emerson in difesa, Luci in mezzo, Belingheri a galleggiare tra le linee come solo la sua sconfinata intelligenza tattica gli consentiva; e poi davanti a scelta Paulinho, Dionisi, Siligardi. Insomma: talento da vendere. E quel talento lo si vide tutto in quel sabato di fine inverno. Dopo un quarto d’ora infatti si ruppe l’uomo in grado di cambiare la faccia delle partite: Siligardi. Il suo ginocchio fece crac in uno dei suoi rarissimi ripiegamenti difensivi, forse l’unico in carriera. Il Livorno era già in vantaggio (gol di Belingheri) e non si scompose. Anzi. A inizio ripresa sempre lo stesso Belingheri con un preciso pallonetto insaccò alle spalle di Iacobucci e davanti al muro di folla della curva spezzina. Nei minuti successi i padroni di casa provarono a rientrare in partita e al 17’ dimezzarono le distanze con una rete di Simone Benedetti, sì proprio lui l’attuale difensore che Pisa che il 26 ottobre ha deciso a nostro favore il derby con quell’autorete tanto goffa quanto preziosa per gli amaranto. Sull’1-2, ma con tutta l’inerzia del mondo nelle mani dello Spezia, con mezz’ora ancora da giocare, gli amaranto anziché chiudersi nella propria metà campo iniziarono ad amministrare in scioltezza la partita. Addirittura i minuti di recupero passarono con la squadra di Davide Nicola che faceva il torello forte dei palleggiatori e degli incontristi che aveva in mezzo al campo. Quel giorno il Livorno – che si era trovato all’improvviso e fino a termine della stagione– senza il suo uomo più imprevedibile capì di avere una scorza d’acciaio. Che niente e nessuno avrebbero impedito la corsa verso la promozione in A. Quella fu la vittoria della consapevolezza, di gente balda, fiera e mai doma. No. Oggi non deve esserci spazio per visi pallidi al “Picco”. Altrimenti il destino è segnato. —
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