Gioco
La prima volta di Filippini tra emozioni, carica e urla che arrivano fino in tribuna
CREMONA. Dalla sua ultima stagione in amaranto - da giocatore - sono passati quasi dieci anni. Antonio Filippini, però non è cambiato di una virgola. Ha qualche capello in meno, ma il fisico è ancora quello di un centrocampista di fatica. E poi il suo temperamento è identico ad allora. Prima correva e menava in mezzo al campo. Adesso grida, consiglia, supporta i giocatori dalla panchina.
Lo strano duopolio è composto da un taciturno come Breda e un loquace come Filippini. E questi tratti del carattere sono emersi anche ieri in panchina. A inizio settimana il tecnico bresciano si era limitato ad osservare i giocatori. A leggere il lunguaggio non verbale. Si è confrontato con il suo omologo nel chiuso dello spogliatoio. Poi ieri sul prato dello 'Zini', Antonio è uscito allo scoperto. Prima della partita, al momento del sopralluogo sul campo, il suo volto tradiva un pizzico d'emozione. Dopo tutto - come ha ripetuto nei giorni scorsi - nell'ultimo giorno di novembre è stato sancito il ritorno nella sua seconda casa.
Poi il fischio d'inizio ha dato la stura alla proverbiale carica. All'interno del fossato della panchina ha camminato su e giù per tutti i 96' di gara. E poi con la voce è stato il dodicesimo uomo, quello che era dappertutto: in difesa, in mezzo, all'attacco. Non ha giocato, ma è come se lo avesse fatto. Bentornato, Antonio.
F.P.
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