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Vent’anni fa la grande delusione amaranto La Cremonese batte il Livorno e vola in B

Fabrizio Pucci
Vent’anni fa la grande delusione amaranto La Cremonese batte il Livorno e vola in B

Uno dei precedenti più amari della nostra storia: nel 1998 il drammatico spareggio di Perugia e l’addio alla promozione dopo ben due penalizzazioni della giustizia sportiva. Finì 1-0 per i lombardi, che passarono con la punizione di Guarneri

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IL RACCONTO

Questa è una vecchia storia di calcio. Risale a oltre 20 anni fa. Tarda primavera del 1998. Per intenderci, a quel tempo Porcino e Bogdan erano in età da asilo nido, Gasbarro era un bimbo della scuola materna. Sembra passata una vita. Presidente del Consiglio era Romano Prodi. Del Livorno Claudio Achilli al quale dava una mano Angelo Deodati. Era il 14 giugno di quell’anno. E quel giorno, proprio come oggi, il Livorno incrociò la propria strada con quella della Cremonese. Adesso in palio ci sono i tre punti della stagione regolare – per la verità gli amaranto si giocano credibilità e una parte del futuro – quella domenica la partita secca invece valeva di più: un posto in serie B, la categoria diventata sogno, incubo, chimera nel 1972, 26 anni prima.

DELUSIONE INFINITA.

Chi nel ’98 aveva 20 anni, oggi ne ha più del doppio. Da giovane che era, è diventato adulto. Magari nel frattempo è diventato genitore. Insomma, di acqua sotto i ponti ne è passata. Nella vita e nel calcio: promozioni, retrocessioni, la Serie A, la Coppa Uefa. Eppure se al livornese medio – non necessariamente patito del Livorno – viene ricordato lo spareggio di Perugia, gli vedrete cambiare espressione come accade quando si evoca un ricordo doloroso, figlio di una clamorosa ingiustizia subita.

L’ANTEFATTO.

Saliamo sulla macchina del tempo e torniamo indietro fino a un mese prima della finale playoff coi grigiorossi. Maggio: il Livorno ha chiuso la stagione a 61 punti che sono valsi il secondo posto. Così ai playoff ai ragazzi di Stringara bastano tre pareggi (due in semifinale con l’Alzano e uno in finale) per brindare alla promozione. A campionato finito, però, accade l’inverosimile. Al Livorno – già penalizzato di quattro punti per via del presunto illecito della partita di Montevarchi – ne vengono tolti altri tre. Quali? Quelli del successo ottenuto a tavolino per l’aggressione al pullman dei giocatori amaranto da parte di alcuni tifosi del Siena, due mesi prima nell’antistadio del Franchi. La società, dopo la sconfitta sul campo, aveva presentato riserva scritta e ottenuto il 2-0 della giustizia sportiva. Due mesi e la Caf – nel periodo cuscinetto tra fine del campionato e inizio dei playoff – ripristina l’1-0 per i bianconeri. Il Livorno retrocede a 58 punti e soprattutto al terzo posto. Insomma: sul neutro di Perugia non è il Livorno a giocarsi lo spareggio con due risultati su tre, ma la Cremonese. È una vergogna senza fine.

ASSALTO INUTILE.

Quella mattina di giugno mezza Livorno invase Perugia. In 20mila raggiunsero il Renato Curi, diventato una dependance dell’Ardenza intesa come Armando Picchi, ma forse anche come quartiere. All’uscita “Perugia Ferro di Cavallo” buona per arrivare allo stadio si formarono cinque chilometri di coda tutta amaranto. Eppure lo stadio mobile non bastò. Il Livorno attaccò senza soluzione di continuità. Dopo una manciata di minuti il difensore con licenza di inserirsi Beppe Geraldi da Sciacca, Agrigento, la mise dentro, ma l’arbitro Gabriele di Frosinone annullò per un fuorigioco millimetrico. Non fu l’unico scempio del fischietto ciociaro che non concesse almeno un paio di rigori solari per falli evidentissimi ai danni di Enio Bonaldi. Lo psicodramma si consumò ai supplementari quando Guarneri su punizione mise la pietra tombale sulle speranze promozione dell’intera città di Livorno.

LACRIME NATURALI

E PROCURATE

La giornata di Perugia è ricordata come una delle più amare della storia recente del Livorno al pari di quella di Castel di Sangro (11 giugno 1995, semifinale playoff di C2), di Ferrara (22 giugno 1996, finale playoff di C2 con la Fermana e persa ai rigori), di Como (17 giugno 2001, finale playoff di C1) e di Livorno-Lanciano, la partita della “pinsogliata”, il 20 maggio 2016, e che ci costò la retrocessione in C. Al Curi 21 anni fa furono versate lacrime amarissime. Nello stadio e fuori, quando le forze dell’ordine caricarono i tifosi amaranto lanciando lacrimogeni. Di quel giorno rimane una cicatrice sulla pelle di chi ama il Livorno e il ricordo di uno striscione che è la summa dell’essere livornese: “Superiori alla media, inferiori a nessuno” vi era scritto. Un motto da esportare anche oggi allo Zini per vendicare Bonaldi, Ogliari, Geraldi (85' Cordone), Vincioni, Merlo (76' Stancanelli, De Vincenzo, Desideri, Nardini, Bonaldi, Scalzo, Di Pietro (46’ Scichilone) e mister Stringara, che quel giorno si trovarono a combattere contro un muro di gomma.

Fabrizio Pucci

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di Redazione web