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Livorno

Alino Diamanti non è per sempre «Amo città e tifosi, ma non torno...»

Gianni Tacchi
Alino Diamanti non è per sempre «Amo città e tifosi, ma non torno...»

L’ex attaccante in una lunga intervista a Sky parla del Livorno «Le scelte sono state fatte mesi fa, ora sta bene qui in Australia»  

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il personaggio

Gianni Tacchi

«Amo il Livorno, la città e i tifosi, ma determinate scelte sono state fatte mesi fa. Sono una persona seria e voglio rispettare il mio contratto in Australia. No, a Livorno non tornerei».

I messaggi arrivano da Melbourne, tra i canguri al campo d’allenamento e le interviste in inglese con quell’accento toscano inconfondibile.

Alessandro Diamanti dice no, niente Livorno. Comprensibile, vista la scelta di vita con la sua famiglia e visto soprattutto il trattamento della scorsa estate, con Roberto Breda che lo riteneva fuori dal progetto e Aldo Spinelli che non l’ha mai chiamato per ricucire. Eppure proprio il presidente amaranto, in mezzo alla crisi di questo periodo, è tornato a parlare della mancata conferma di Alino, dicendo di essere «pentito» e aggiungendo che «se Breda non inizia a vincere, a gennaio riprendo Diamanti».

Come se riprendere un giocatore del genere, talento e personalità insieme, fosse una punizione per l’allenatore.

In ogni caso Diamanti, durante un reportage di Sky, ha chiuso le porte: «In Australia sto benissimo, mi sto godendo al massimo questa esperienza. Nessuno comunque potrà cancellare la stima e l’affetto che provo per Livorno».

LA SITUAZIONE

La storia è nota, purtroppo. Breda ha sempre ammesso di non aver voluto Diamanti, prendendosi le responsabilità e giustificando tutto con la «volontà di migliorare il gruppo», anche se in realtà c’erano stati diverbi nella passata stagione.

«Senza Diamanti saremo una squadra migliore», disse il tecnico amaranto a luglio, un boomerang tornato inevitabilmente indietro. E Aldo Spinelli? Ha delegato tutto allo stesso Breda e al ds Elio Signorelli, ma qui sarebbe bastata una chiamata. Quando invece vuole veramente una cosa, vedi la scelta di Antonio Filippini, decide lui.

Fatto sta che secondo il presidente, «Diamanti aveva una personalità ingombrante: se un allenatore ti sostituisce a dieci minuti dalla fine, non puoi mandarlo a quel paese, invece a volte succedeva».

Il risultato è questa squadra spenta, impaurita, senza personalità. Anche perché non c’è più neanche Francesco Valiani, un altro che nello spogliatoio si faceva sentire.

SOGNO AUSTRALIANO

L’addio forzato al Livorno ha portato Diamanti in Australia, nel Western United di Melbourne con l’amico Panagiotis Kone, già suo compagno di squadra a Brescia e nel Bologna. Alino si è preso subito la fascia da capitano, in campionato non ha saltato neanche un minuto (7 presenze e un gol) e ora la squadra è quarta in classifica, a –6 dalla capolista Melbourne City.

«Giochiamo bene, siamo un bel gruppo – racconta l’ex 23 amaranto – tecnicamente il campionato australiano è in crescita, tutti i giocatori sono preparati: c’è organizzazione, c’è professionalità». E poi ecco il fascino della città.

«Sì, il cielo di Melbourne è da sogno. Qui si vive benissimo, è tutto stupendo: ti senti ospite della natura. Noi abitiamo a un chilometro dal centro in un grattacielo pazzesco, con vista tramonto: cosa chiedere di più? Non siamo neanche così lontani come sembra: calcolando le ore di volo, è un po’come andare a Miami. Il Natale? Resto a Melbourne: non scherziamo, qui ci sono 30 gradi». Ma Diamanti segue comunque il pallone di casa.

«Certo, guardo la serie A, la B, anche la C. Un allenatore che mi ha segnato? Bisoli, è stato fondamentale». E proprio Bisoli era uno dei candidati alla panchina amaranto, prima del pressing su Tramezzani e della decisione finale di mettere un tutor (Antonio Filippini) al fianco dello sfiduciato Breda. —



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