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Nel Livorno firmato “Bredini” l’unica certezza è il tridente

Fabrizio Pucci
Nel Livorno firmato “Bredini” l’unica certezza è il tridente

La squadra del tandem Breda-Filippini in ritiro in vista del match di Cremona Difficile vedere cambiamenti immediati ma la parola d’ordine sarà la corsa  

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Dalla centrifuga amaranto è uscito Antonio Filippini tornato in quella che lui stesso ha definito la sua seconda casa. Archiviati i tre giorni più assurdi della storia recente del Livorno, imboccata faticosamente la strada del ritorno alla normalità (anche se il ritiro in Lombardia è un evento fuori protocollo) spuntano gli interrogativi: che impatto può avere nell’immediato l’ex centrocampista bresciano nello spogliatoio amaranto? E quali novità di matrice tattica avrà caricato sulla sua auto insieme ai bagagli e agli effetti personali?

BORN TO RUN

Punto primo. Filippini, “born to run”, alla lettera nato per correre da uno dei successi del Boss Springsteen di cui è fan, ha costruito i successi di una luminosa carriera sulla corsa, per l’appunto, ma anche su grinta e determinazione figlie di una personalità spiccata. E proprio la personalità è quel quid che manca al Livorno. Filippini è un ottimo motivatore e con le parole e l’esempio può toccare le corde giuste per ridare fiducia al gruppo in profonda crisi di identità oltre che di risultati. Se in questi giorni l’allenatore bresciano riesce a ricaricare la squadra, merita un monumento.

QUESTIONE TATTICA

Punto secondo. Quest’anno il Livorno ha quasi sempre giocato con i tre attaccanti. L’idea del tridente non dispiace affatto a Filippini perché nella sua parentesi di un anno (il 2016) al Lumezzane fece giocare i rossoblù con il 4-3-3 in 17 occasioni su 21. Non solo. Al debutto sulla panchina del Trento, (serie D 2017/18) si presentò sul campo della Romanese con il medesimo disegno tattico, salvo poi passare in modo pressoché definitivo al 3-5-2. In sostanza il vice di Breda adatta la propria idea di calcio alle caratteristiche dei giocatori e non il contrario. Messa così, la questione, il Livorno sembra essere nato e costruito per giocare con il tridente, come ha fatto fino ad ora.

TRE PUNTE

Fin qui l’analisi del passato del Filippini allenatore che qualche indizio ce lo ha dato. Ma – venendo alla strettissima attualità – con quale volto si presenterà il Livorno a Cremona?. Antonio è in gruppo da tre giorni, è entrato nello spogliatoio in punta di pieno come era giusto che accadesse, e prima di poter incidere ha bisogno di conoscere i giocatori, non tanto sotto il profilo tecnico, quanto sul piano umano. Per questo motivo allo “Zini’ vedremo un Livorno ancora figlio di Breda più che di Filippini. Ecco perché contro i grigiorossi può essere solo il dubbio tra il 3-4-3 e il 4-3-3 visto sabato contro il Trapani. Il 3-5-2 pare residuale, ma in questa fase di indeterminatezza, può valere tutto.

SITUAZIONE STRANA

Infine c’è un altro aspetto, per nulla trascurabile: la gestione del rapporto tra i due allenatori con Breda, di fatto commissariato. I due tecnici del Livorno sono persone intelligenti oltre che uomini di calcio per cui la convivenza non dovrebbe – almeno ce lo auguriamo di cuore – essere complicata. Tuttavia i mister dovranno trovare la sintesi tra i loro progetti tattici che può produrre qualsiasi disegno tattico, ma soprattutto risultati e la risalita in classifica. —

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