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Livorno

Mazzoni e la squalifica per doping, nuova perizia del tribunale: «Ora c'è una speranza»

Gianni Tacchi
Mazzoni e la squalifica per doping, nuova perizia del tribunale: «Ora c'è una speranza»

Livorno, l'ex portiere amaranto in primo grado ha preso quattro anni. L'avvocato del giocatore ha fatto ricorso in appello confermando la tesi della contaminazione  

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LIVORNO. Una nuova perizia per fare ulteriori accertamenti e valutare le tesi scientifiche dell’accusa e della difesa. È quanto disposto dalla seconda sezione del Tfn (Tribunale federale nazionale) al termine dell’udienza di martedì 26 novembre, a Roma, nel processo di secondo grado al portiere livornese Luca Mazzoni, squalificato per quattro anni in primo grado: il perito verrà nominato nei prossimi giorni, con il procedimento che quasi sicuramente riprenderà nel 2020.

A febbraio scorso Mazzoni risultò positivo alla benzoilecgonina, il principale metabolita della cocaina, difendendosi dalle accuse perché – secondo la difesa – non si tratterebbe di assunzione diretta ma di contaminazione, in seguito a rapporti sessuali con una donna che all’epoca faceva uso della sostanza stupefacente. «Per noi la decisione di una nuova perizia è molto importante – sottolinea Antonio De Rensis, il legale del portiere – questo dimostra la grande autonomia della seconda sezione del Tfn rispetto alla prima, che inspiegabilmente non aveva ascoltato la testimone indicata da noi, cioè la donna che in quel periodo aveva rapporti con Mazzoni. Ecco, il tribunale di secondo grado l’ha ascoltata e alla fine ha disposto la nuova perizia, ritenendo che sia necessario approfondire la situazione vista la disparità fra le tesi scientifiche portate fin qui».

Filtra quindi un pizzico di fiducia nell’entourage di Mazzoni, anche perché la seconda sezione avrebbe potuto confermare la sentenza di primo grado. «Ora ci sono motivi per sperare, non ancora per gioire – aggiunge De Rensis – di sicuro apprezzo la nuova attività istruttoria che il tribunale ha deciso di fare. Mazzoni, da quando ha fatto le controanalisi nel post-Lecce, ha iniziato un percorso con una serie di controlli periodici in un laboratorio, controlli che hanno continuamente accertato la negatività alla cocaina. La testimone invece si è sottoposta al test del capello, dove le tracce di cocaina possono essere riscontrate fino a sei mesi prima, ed è risultata positiva. Considerando che Mazzoni ha avuto rapporti con lei per tre mesi e che comunque stiamo parlando di quantitativi minimi nelle urine, si tratta di contaminazione. La partita è aperta, l’importante è restituire la dignità a questo ragazzo». In caso di assoluzione potrebbe tornare subito a giocare, ma se il verdetto dovesse confermare la squalifica di quattro anni, la difesa sarebbe pronta a ricorrere al Tas di Losanna.

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