Gioco
«Non mi dimetto, la squadra è con me. E nel secondo tempo abbiamo dominato»
Breda si prende le responsabilità («colpe mie, non dei giocatori») e ammette: «Non trovo la strada per il salto di qualità»
LIVORNO. «No, non mi dimetto. La squadra è con me, i ragazzi sono dalla mia parte: l’hanno detto anche in alcune interviste, poi si vede chiaramente perché lottano tutti fino alla fine. Ora sono qui a parlare e spiegare, ma dovrei stare zitto e lavorare, almeno finché me lo consentiranno».
Già, fino a quando? Intanto Roberto Breda incassa la sconfitta numero 9 in 13 partite e adesso il Livorno è ultimo in classifica, raggiunto proprio dal Trapani. «Le stiamo provando tutte, una via di uscita c’è e va assolutamente trovata - dice il tecnico amaranto - questa non è una squadra allo sbando, questa è una squadra che commette errori e poi paga tutto a caro prezzo. Serve più attenzione, più concentrazione».
Ha sentito la famiglia Spinelli dopo la partita?
«No, ma di certo nessuno di noi voleva un risultato del genere».
Stavolta non c’è stata neanche una reazione così convinta: il gol di Mazzeo e poco altro…
«Non sono d’accordo. Nel primo tempo eravamo fragili, è vero, senza l’intensità giusta. Dopo la doppia batosta ci siamo svegliati, mettendo in campo cattiveria e voglia di portare a casa il risultato».
E quindi cos’è mancato?
«Non sentiamo il pericolo. E poi non riusciamo a vincere un duello nelle due aree, gli altri arrivano sempre prima sulla palla: non abbiamo ancora fatto un gol sulla respinta del portiere, ma ne prendiamo sempre uno così. Dobbiamo fare meglio sotto tanti aspetti».
Beh, a questo punto è dura fare peggio.
«È chiaro, fin qui abbiamo fatto poco». Ma si sente responsabile? «La colpa è mia, sì, non dei giocatori. E non lo dico per essere gentile, ma perché non sto riuscendo a trovare la soluzione per il salto di qualità». Non è sopravvalutata questa squadra? «I valori ci sono, il Livorno non merita l’ultimo posto in classifica. Di sicuro da tanti giocatori mi aspetto di più fin dal primo giorno di ritiro: forse qualcuno, dopo il girone di ritorno dello scorso campionato, pensa di essere più bravo rispetto a quello che ha dimostrato».
Col Trapani ha scelto il 4-3-3 cambiando modulo per l’ennesima volta: così alla squadra sembrano mancare certezze e punti di riferimento.
«Non si perde una partita per il modulo, si perde per certe sfumature. Noi abbiamo cambiato atteggiamento tattico diverse volte, in alcuni casi perché era quasi un’ultima spiaggia e in altri invece pensando in prospettiva. Ora comunque ci troviamo meglio col 4-4-2, sviluppando il gioco sulle corsie esterne».
Per i tifosi non sta aiutando la squadra dalla panchina: urla poco, incita poco…
«Un allenatore non dimostra personalità e cattiveria urlando, secondo me conta dire le cose in faccia e nei momenti giusti. E a volte dopo un errore bisogna dare una mano, bisogna aiutare i giocatori a reagire».
Ma ora la situazione è critica.
«Sì, questi errori stanno condizionando il nostro percorso». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

