Gioco
La giornata speciale della famiglia Moscati «Marco torna a casa per prendersi 3 punti»
Il padre dell’ex amaranto cresciuto a 50 metri dallo stadio «Livorno non è generosa con i suoi figli, per noi fu dura»
Franco Battiato li definirebbe 'Strani Giorni' dal titolo di uno dei suoi maggiori successi. Sono quelli che sta vivendo Marco Moscati, 27 anni compiuti lo scorso primo novembre, livornese purosangue che sabato alle tre guiderà l'assalto del Trapani contro gli amaranto.
Non è la prima volta che il centrocampista gioca contro la squadra della sua città perché l'anno scorso entrò nel finale di Livorno-Perugia 2-3, la partita che costò la panchina al suo concittadino Cristiano Lucarelli. Stavolta però giocherà dal primo minuto e lui avrà una centrifuga nel cuore.
Marco infatti non si è mica limitato a sbocciare calcisticamente nel Livorno facendo la trafila del settore giovanile. Lui in amaranto ha debuttato in B nel 2011 e poi ha collezionato altre 68 presenze con due gol segnati. E non è tutto. Anzi. Non è niente dinanzi al fatto che Moscati è nato e cresciuto a cinquanta metri da Piazzale Montello. Dalla sua camera poteva sentire nettamente l'urlo della folla amaranto.
La settimana particolare del giocatore del Trapani ce la racconta babbo Andrea, modi educati, parlantina fluente e tono pacato: «Eh sì - confida - questi sono giorni particolari. Per Marco quella con il Livorno non potrà mai essere una partita come le altre. E a dirla tutta neanche per noi».
La prima domanda è anche la più banale. Famiglia Moscati al completo allo stadio sabato?
«Al completissimo e forse anche qualcosa in più. Ci saremo tutti. Genitori, nonni, sorelle, cugini, amici. Non so nemmeno se Marco è riuscito a garantire l'accredito a tutti».
Marco come vive queste ore?
«Come detto, è una lunga vigilia. Diversa dalle altre».
Un livornese a Trapani come ci si trova?
«Benissimo. La città è bella, la piazza è calda. E soprattutto Marco gioca sempre. E' libero di testa e anche sul piano tattico e infatti ha ricominciato a segnare. E' in prestito secco dal Perugia. Ha un altro anno di contratto con i grifoni».
A Perugia è un idolo. Perché è stato ceduto?
«Le strane dinamiche del calcio. Nell'estate del 2018 firmò un contratto triennale, un buonissimo contratto. Poi sono accadute cose strane e Marco è finito ai margini. A quel punto ha scelto di andare via. La questione principale non era dove. L'importante era che andasse a giocare. A Trapani ha trovato le condizioni ideali per esprimersi».
E quell'amore tormentato con Livorno? Che ricordi avete di quel periodo?
«Marco tornò in amaranto nel 2014 con grandissimo entusiasmo. Vi immaginate? È nato e cresciuto a pochi metri dallo stadio. E' livornese e ama il Livorno. Proveniva da due campionati vinti con il Perugia per cui potete capire come si sentisse bene e che carica avesse. E invece questa storia finì male».
Perché?
«Purtroppo a Livorno è difficile essere profeti in patria. Spesso i tifosi se la prendono proprio con i giocatori livornesi e sinceramente non ne capisco il motivo. A Marco è successo. Ma non è l'unico caso. Purtroppo altri sono dovuti andare via per cercare maggiore fortuna. Ci sono fior di campioni come Chiellini che non sono acclamati da tutti in città. Qualche problema l'ha avuto anche Cristano Lucarelli, per cui... Vi assicuro che la decisione di lasciare squadra e città fu presa a malincuore e per tutti noi fu una sofferenza».
Veniamo al presente. Che cosa si aspetta dalla partita di sabato?
«Bella domanda. Sarà una gara molto sentita. Al netto della condizione emotiva di Marco e di tutta la famiglia, questo è un vero e proprio scontro diretto per la salvezza. Il pareggio non serve a nessuno e chi perde rischia di rimanere attardato. Non solo. Sono dell'idea che chi torna a casa a mani vuote cambia allenatore. Opinione personale, per carità, ma secondo bene Breda e Baldini si giocano il loro futuro in questi novanta minuti».
Come vi immaginate il dopo-partita?
«Me lo immagino bene. Per Marco è la trasferta più corta perché a fine partita farà a piedi i cinquanta metri che separano lo stadio da casa nostra. A prescindere dal risultato sarà bello vedere tutta la famiglia riunita. Lui si ferma fino a lunedì per cui avremo tutto il tempo per abbracciarci e stare insieme». —
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