Gioco
«Cambiare assetto? Era inutile serviva più cattiveria sui palloni»
Lo zaino sulle spalle, un’altra borsa in mano. Roberto Breda ha più valigie che punti.
Mister, lei imposta una partita con una formazione ultra-offensiva e per un tempo non superiamo la metà campo.
«Già. Avevo scelto questa soluzione perché il Venezia è squadra che fa grande densità in mezzo e volevo un Livorno che aprisse il gioco e creasse sulle fasce».
In realtà non è successo niente di tutto questo.
«No, perché devi uscire dalla fase difensiva con un tocco, se ogni volta tocchi la palla 4-5 volte, finisci nella ragnatela. Come infatti è successo».
Però poteva cambiare.
«Cioè?».
Dopo 20 minuti avevamo capito che la squadra non riusciva a tenere il gioco. Non era il caso di togliere una punta a mettere un centrocampista?
«Non mi piace fare cambi nel primo tempo. E comunque sarebbe mutato poco».
In che senso?
«Loro giocano a 4 a centrocampo, anche se noi fossimo passati a 3, beh, saremmo sempre stati con un uomo in meno».
Però così abbiamo consegnato la partita al Venezia.
«Io credo che a volte la differenza la fa lo spirito con cui vai sul pallone. L’aggressività, la cattiveria. Nel secondo tempo ce l’abbiamo messa e abbiamo chiuso il Venezia nella sua metà campo».
Senza però segnare. Abbiamo tre punte centrali, Raicevic, Braken e Mazzeo, che in 12 partite di campionato hanno segnato un gol in totale.
«Lo so bene, purtroppo. Credo che sotto porta ci sia bisogno di più cattiveria perché altrimenti è inutile creare occasioni».
Per la verità le occasioni le abbiamo create solo negli ultimi 20 minuti più per disperazione.
«Anche loro non avevano fatto molto. Anzi. Non hanno segnato su azione ma su calcio piazzato, e nelle ultime 5 partite abbiamo sempre subito gol solo su punizione».
La panchina torna a traballare?
«Capisco che da Genova non siano contenti, mi pare il minimo. Io continuo a pensare che questa squadra possa risalire e far bene, poi le scelte le fa la società». —
Al.ber.
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