Toscana
Braken, il cigno di Maastricht «Un gol e non mi fermo più»
LIVORNO. Sorridente, finalmente calato alla perfezione nella nuova realtà e a suo agio con i giovani tifosi che gremiscono lo store “Solo Livorno”.
Sven Braken rispetto a due mesi fa quando fu presentato alla stampa e ai tifosi, è un'altra persona. Meno spaesato e frastornato e più convinto. La faccia è la stessa: da divo delle soap opera. I sorrisi sono aperti e non di circostanza. Adesso qui a Livorno ha moglie e figlio e lui sta bene. Parla inglese, ma abbozza qualche parola in italiano: «Devo segnare il primo gol. Se mi sblocco, non mi fermo. A Cittadella ci sono andato vicino».
Nei suoi pressi c'è il dg Milli. E' di buon umore: «A Cittadella dovevi fare il cucchiaio alla Totti» gli dice. Il Cigno di Maastricht fa una risata. Poi si fa serio quando gli chiediamo come procede l'ambientamento in Italia: «Sto bene, molto bene. Livorno mi piace. All'inizio è stato tutto complicato a causa della lingua. Ora invece inizio a capire e a parlare l'italiano. Sono davvero contento di essere qui». I tanti bambini presenti se lo contendono per un autografo o una foto. Uno di loro esce indossando la maglia numero 9 “Braken”. Lui ci appone la firma e regala una serata da sogno al piccolo tifoso. Sven ha confidato che ha capito come giocare in Italia. I difensori mordono, menano. Molto di più che in Olanda. E lui si sta adeguando. Tecnica, coraggio e forza non gli mancano. Ha il colpo in canna, pronto per essere esploso in Laguna. Sven c'è. E ci sarà. —
F.P.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google