Gioco
Godiamocela, ma giochiamo solo al 60% del potenziale
La valigia era pronta, una stretta di mano e buon viaggio. Ma quando ormai Breda aveva già acceso il motore per lasciare il Livorno in attesa dell’esonero, ecco il miracolo. Lo salva Manuel Marras al 95’ di una partita incredibile, dominata, sfuggita di mano, recuperata, vinta. Ed è un successo che vale come una cassa d’oro per mille motivi, a partire dalla classifica che adesso si fa un po’ meno inquietante.
Quest’anno ne abbiamo viste tante. Non vincere contro la Juve Stabia sarebbe stata un’altra pagina di fantascienza pura, perché il Livorno la partita non l’ha dominata: di più. E quando arrivi al 90’ senza essere in vantaggio dopo un match del genere, 99 volte su 100 non la vinci mai. Figuriamoci il Livorno, che di solito negli ultimi minuti i gol li subisce invece di farli. Stavolta per fortuna abbiamo stracciato il copione e disegnato un finale da baci e abbracci. Gli stessi abbracci ricevuti da Breda al fischio finale da capitan Luci, emblematici e consapevoli, perché il pareggio avrebbe fatto suonare le campane a morto.
Adesso il tecnico ha messo un po’ di cemento sulla sua panchina ma è chiaro che resta comunque sotto esame. La cosa assurda è che, nonostante mille problematiche e delusioni, il Livorno adesso è a soli 3 punti da un Pisa tanto strombazzato come rivelazione; e se adesso gli amaranto dovessero vincere sabato prossimo a Venezia, addirittura Breda chiuderebbe il ciclo delle 12 partite con 13 punti ovvero 1 punto in più di quelli chiesti da Spinelli.
Godiamoci la vittoria. Ma bisogna essere onesti e dire che da qui a dire che tutti i problemi del Livorno sono risolti, beh, ce ne passa. Soprattutto continuiamo ad avere la sensazione che questa squadra tiri fuori il 60% del suo potenziale. Manca un numero 9 che la butta dentro, e questo è assodato. Però, nonostante questo handicap, il potenziale per fare di più ci sarebbe. E qui Breda deve incidere, perché da vincere non c’è una battaglia ma la guerra.
Stavolta Breda ha avuto il merito di aver letto bene la partita. Inutile tenere tre centrali difensivi puri contro una squadra quasi innocua, giusta la mossa a inizio ripresa di passare al 4-4-2 che in realtà diventava spesso un 4-2-3-1 con Raicevic punta, Braken sottopunta, Marras e Marsura esterni, con Luci e Agazzi davanti alla difesa.
La beffa è che, pur attaccando a raffica, nel primo tempo ci aveva salvato un palo e a inizio ripresa è arrivato addirittura il gol della Juve Stabia. Il tutto mentre noi, tra errori e sfortuna, ci eravamo mangiati come minimo tre gol.
Dicevamo della beffa. Che puntuale, come avviene ormai da troppo tempo, arriva al 4’ della ripresa. Anche stavolta per l’errore di un singolo, in questa occasione di Zima che va troppo morbido su un corner tagliato di Calò. La palla sta lì ma alla fine è Zima che la butta dentro.
Lo stadio diventa una chiesa. Anzi, ancora peggio, perché a squarciare il silenzio ci sono solo i cori della Nord contro Breda e contro la squadra invitata ad andare “a lavorare”. A fermare la contestazione ci pensa Agazzi che al 13’ trova un gran destro da fuori area che va ad infilarsi nell’angolino basso.
Il Livorno preme, entra anche Viviani per cercare magari l’imbucata giusta. La Juve Stabia non gioca più, perde tempo e basta, i minuti di recupero sono 6 ma si stanno esaurendo anche quelli. Finchè al 95’, dopo una punizione di Viviani respinta, arriva il siluro di Marras che cambia la storia della partita e forse della stagione. Di sicuro allunga la vita a Breda. —
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