Il Tirreno

Livorno

ancora una batosta per gli amaranto 

Due rigori in mezz’ora e il Frosinone va all’incasso San Lukas fa un miracolo, poi Ciano lo infilza all’88’

Alessandro Bernini
Due rigori in mezz’ora e il Frosinone va all’incasso San Lukas fa un miracolo, poi Ciano lo infilza all’88’

I padroni di casa non ce l’avevano fatta a scardinare un Livorno neanche troppo vivace, in zona Cesarini l’arbitro ci mette lo zampino e dà il secondo penalty. Classifica da incubo, le cose si mettono male: ora c’è il derby da non fallire

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dall'inviato

Alessandro Bernini

FROSINONE. Scivolano in sottofondo le note di “Rewind” di Vasco mentre le squadre escono dal campo. Rewind per un film già visto: il solito film angosciante, con un finale da lacrime, una storia d’amore che non sboccia tra il Livorno e la classifica. Stavolta ci punisce un rigorino che l’arbitro concede gentilmente al 43’ del secondo tempo dopo che a inizio ripresa ne aveva già concesso un altro parato da Zima. Quasi a dire: agli zoppi, pedate negli stinchi. Qui avevamo già vissuto una serata allucinante con Nasca anni fa, adesso ci si è messo anche tal Pezzuto da Lecce che di sicuro farà carriera come Nasca. Non uno ma due rigori, di cui il secondo cercato col lanternino.

Non che avessimo firmato una grande partita. Discreta nel primo tempo, troppo remissiva nella ripresa, ma non per questo dovevamo perdere per forza. E poi stavolta gli alibi c’erano perché ce la siamo giocata con mezza squadra fuori e allora il pareggio ci poteva stare eccome. Un punto ci avrebbe dato fiducia, fermando l’emorragia di punti e caricando anche i tifosi al punto giusto in vista del derby. Adesso più che mai bisogna in qualche modo mettersi l’elmetto e andare ad affrontare il derby come fosse la partita della vita. Non solo per la storia, ma stavolta anche per la classifica. Perché qui le cose si mettono male.

Tra infortuni e squalifiche, non si può certo dire che Breda abbia avuto molta scelta sul come giocarsela. Forse l’unica vera decisione da prendere era sulla punta, con Mazzeo preferito a Raicevic. Per il resto si è tornati a virare sul 5-3-2 con i cambi ipotizzati: Gonnelli centrale di difesa al posto di Di Gennaro, Gasbarro esterno al posto di un Porcino avanzato come mezzala, Rocca di nuovo a centrocampo e Marras spostato da seconda punta libero di spaziare a piacimento.

Schema che ha pagato nel primo tempo, quando c’erano abbastanza energie.

Il Livorno ha avuto un buon impatto sul match, segno che la partita era stata preparata bene sia a livello tattico che mentale. E per un niente non siamo passati in vantaggi subito, dopo meno di 4’: splendida la serpentina di Marras, palla per Gasbarro che spara un gran sinistro sul quale si supera Bardi. La fase di studio è un optional, il Livorno inizia a soffrire sulla sia corsia di sinistra, Rhoden prende d’infilata un disattento Bogdan e mette al centro per Ciano che ci grazia sparando addosso a Zima (bravo comunque a tenere la posizione). Manca il regista e si vede, però tutto sommato in mezzo al campo ce la caviamo. E’ ancora Rhoden a spaventarci ma Zima respinge bene. In attacco Marras combatte, Mazzeo è bravo quando c’è da dialogare nello stretto (anche perché svaria molto) ma non tira mai in porta. Gli ultimi minuti del primo tempo il Crotone prende campo, ci mette sotto, inanella corner e da uno di questi Capuano impatta di testa a colpisce la traversa a Zima battuto.

E questi ultimi minuti sono l’antipasto di una sofferenza che si protrarrà nel secondo tempo. Il mondo ci crolla addosso quando all’8’ Boben va a commettere un fallo di una stupidità unica su Beghetto all’interno dell’area ma in una posizione completamente innocua. Meno male che c’è San Zima che vola a deviare il rigore di Dionisi salvando il Livorno.

Breda capisce che bisogna cambiare, mette Raicevic per Mazzeo, poi passa 3-4-3 inserendo anche Murilo per Gasbarro, con Porcino allargato. Ancora Zima salva su Novakovic con la collaborazione di Gonnelli, ma non basta. Perché la beffa atroce arriva al 44’ quando Morganella si vede sbattere un pallone sulla parte alta del braccio: rigore e stavolta Zima non fa il secondo miracolo. E si torna ancora a casa con questo senso di impotenza che ti fa sempre più male.



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