Il Tirreno

Livorno

«Stavolta si cambia Mi serve un Livorno al 70% difensivo e basta errori dietro»

Fabrizio Pucci

Breda carica i suoi e per la prima volta ritrova due infortunati «Viviani e Rizzo stanno meglio, possono giocare 10-.15’»

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Breda, oltre a Luci, perde anche Di Gennaro. Continua la maledizione? «Non parlerei di maledizione. Molto più semplicemente nella stagione ci sono momenti in cui tutto gira storto. Noi però dobbiamo continuare a pensare positivo e ad essere propositivi».

Di Gennaro che cos'ha?

«Un problema muscolare. Sulla diagnosi, però preferisco che si esprima lo staff medico. Ha giocato sebbene non fosse al top e dobbiamo ringraziarlo per questo. Ora però deve fermarsi. Tuttavia si tratta di un infortunio di poco conto. Lo stesso per Luci. Ha qualche fitta dolorosa. Anche per lui è una cosa leggere, ma l'anno scorso quando giocò con quella sensazione si fece male e stette fuori molto tempo. Vogliamo evitare questo».

Viviani e Luca Rizzo convocati per avvicinarli alla partita o sono pronti?

«Se dovessi scegliere a tavolino, direi per avvicinarli alla partita. Però si tratta di due giocatori esperti che conoscono bene le proprie sensazioni. Vediamo. Magari dieci minuti o un quarto d'ora possono assicurali. Sono felice perché hanno lavorato tutta la settimana con il gruppo e rispetto a dieci giorni fa che il loro recupero era un punto interrogativo, il passo avanti è notevole».

Zima o Plizzari?

«Sto valutando. Lukas ha lavorato molto bene. Alessandro l'ho visto meno perché è stato impegnato con l'Under 21, ma quando è stato qui mi è piaciuto».

Salernitana e Chievo che cosa hanno lasciato?

«Rabbia. E quella rabbia ci ha portato a lavorare su aspetti soggettivi delle singole situazioni».

Quindi più incavolati che depressi?

«Certo. Non esiste uscire dal campo al 45' osannati dai tifosi e al 90' essere giustamente contestati. Dopo il Chievo avrei voluto giocare subito e invece c'è stata la sosta. Una sosta che ci è servita per riflettere, confrontarci parlare».

E che cosa ne è uscito?

«Che l'incazzatura deve comandare. Che dobbiamo imparare a soffrire, che in campo dobbiamo avere costantemente la sensazione di pericolo imminente. Prendiamo la partita di Cosenza. Nel finale non avevamo la sensazione che potessero farci del male. Ecco, proprio in quel momento ci hanno colpito. Lo stesso con il Chievo. A volte la palla va scaraventata a 50 metri».

Quindi si va a Frosinone con questo atteggiamento?

«Sì. Dobbiamo capire la partita e badare meno all'estetica e più all'efficacia delle nostre giocate. Se nelle precedenti uscite era sufficiente un 50% di difesa e un 50% di attacco, a Frosinone può essere più proficuo garantire un 70% di difesa e un 30% di attacco».

E del Frosinone che cosa pensa?

«Sono stati costruiti per vincere, ma è ancora presto per stabilire che tipo di campionato sono destinati a fare. Se hanno appena 6 punti, significa che qualche problema ce l'hanno».

Purtroppo anche noi...

«Sì, ma non siamo usciti mai dal campo dovendo riflettere sul fatto che gli altri ci erano stati superiori. Semmai siamo andati negli spogliatoi con il rammarico generato dal fatto che avevamo raccolto molto meno di quanto seminato».

La classifica la guarda?

«Sì. La guardo sempre. I risultati di sabato ci penalizzano, ma sono la conferma che il campionato è equilibrato»

Con Mazzeo tutto chiarito?

«Ci eravamo chiariti subito dopo la partita con il Chievo. Fabio e io giocavamo insieme quando lui era un ragazzino e io a fine carriere. Lo conosco bene e so che cosa può darci. Abbiamo parlato. È sempre meglio un confronto franco del brutto vizio di parlarsi dietro. Nel calcio, come nella vita».

Ci sarà spazio per Murilo?

«Lui ha caratteristiche uniche in questa squadra. Nelle ultime partite è stato sacrificato, ma prima aveva giocato molto. Lo tengo nella massima considerazione».

Che valenza ha questa partita in chiave derby?

«Diamo lo stramassimo a Frosinone, poi un secondo dopo la fine della partita, penseremo al derby che è la gara più importante dell'anno. Difficile dire che valenza ha. A volte una sconfitta ti carica più di una vittoria. O ti abbatte. Giochiamo questa e poi ci pensiamo». —

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