Gioco
La carezza del Puma: «Fidatevi di Breda questo è un Livorno che vale i playoff»
Livorno, Emerson a 39 anni è sempre grande protagonista in C. «Un sogno? Venire da voi a giugno per chiudere la carriera»
LIVORNO. A San Valentino prese lo smartphone, cercò le foto più belle della sua avventura amaranto e le pubblicò su Instagram. Fin qui niente di strano, lo fanno tanti giocatori per ricordare una grande stagione, ma lui è sempre stato speciale e infatti aggiunse un messaggio toccante per il compleanno del Livorno: “Oggi è la festa degli innamorati, io sono innamorato di te. Tanti auguri vecchia Unione”.
«Sì, lo sapete che Livorno è la mia seconda casa: è un amore che non finirà mai», dice oggi Emerson Ramos Borges, leader del Potenza capolista in serie C (girone C) e tra i migliori della categoria in questo inizio di stagione nonostante i 39 anni. E pensare che a fine 2015, dopo la frattura del perone all’inizio di un campionato disastroso per il Livorno, molti vedevano un giocatore a fine carriera. «Normale pensarlo, avevo 35 anni, ma non ho mai mollato e ora eccomi qua - racconta il brasiliano, 4 stagioni, 123 presenze e 7 gol in amaranto - purtroppo quell’anno finì con la retrocessione in C, il ricordo più amaro della mia carriera, e ora da tifoso amaranto spero che non capiti più una stagione del genere. I livornesi non si tirano mai indietro nei momenti difficili, meritano di più».
4 punti in 7 partite, l’ultimo posto in classifica, la peggior difesa del campionato: cosa succede al Livorno?
«Ho visto quasi tutte le partite, la prestazione c’è sempre stata e la squadra ha raccolto meno di quello che meritava. Ma non parlate di sfortuna: qualche errore c’è stato, forse la concentrazione non era giusta. Di sicuro con gli ultimi acquisti le aspettative erano alte, ma gli infortuni hanno complicato le cose. Anche l’ultimo ko di Stoian non ci voleva proprio».
La squadra ha qualità ma sembra che ogni volta manchi qualcosa: vede analogie con la retrocessione di tre anni fa?
«Io credo che questo Livorno abbia tutte le carte in regola per fare qualcosa di importante: dai playout ai playoff basta poco, solo un po’ di entusiasmo. Ora bisogna stringere i denti, fare qualche risultato e trovare continuità. E con il lavoro arriveranno anche le soddisfazioni».
Cosa non funziona in difesa?
«È un discorso di equilibrio, non di reparto. Bisogna costruire un castello e non far entrare nessuno».
Ma c’è un problema di personalità? In estate sono andati via quasi tutti i giocatori di esperienza…
«Non lo so, può essere. Di sicuro gente come Diamanti, Valiani, Mazzoni e Dainelli si faceva sentire, ma è rimasto Luci che è un esempio e sono arrivati anche altri giocatori importanti. Indossare la maglia del Livorno è una bella responsabilità, bisogna capire la piazza».
Nel frattempo è finito sotto accusa Breda.
«Metterlo in discussione è sbagliato, tutti devono remare dalla stessa parte. Io conosco bene Breda, mi chiamò alla Reggina in serie B e fu il primo a farmi giocare da centrale in una difesa a 3: è un allenatore valido, intelligente, ti fa lavorare con tranquillità e come persona è da 10. E poi non bisogna dimenticare quello che ha fatto l’anno scorso».
Ora il Frosinone e poi il derby col Pisa per ripartire.
«Due sfide toste, ma la squadra c’è e sono fiducioso. Il Frosinone ha grandi nomi ma sta andando a singhiozzo e il derby è qualcosa a parte, lo sappiamo».
Lei non l’ha mai giocato: rimpianti?
«Non importa, va bene così. Poi chissà…».
Cioè?
«Non lo nascondo, il mio sogno è ancora quello di chiudere la carriera a Livorno: è difficile, lo so, ho quasi 40 anni, ma un desiderio è un desiderio. Sì, un ultimo anno con la maglia amaranto sarebbe straordinario».
Poi pensa a un futuro in panchina o da dirigente?
«Non lo so, ragiono ancora da giocatore».
Anche perché a Potenza sembra un ragazzino: 55 partite di fila da titolare, roba da record.
«Nemmeno a vent’anni le ho giocate… Scherzi a parte, sto vivendo una seconda giovinezza in un ambiente speciale. Siamo primi in classifica in un girone di serie C che sembra la B2: Bari, Ternana, Reggina, Casertana, senza dimenticare qualche sorpresa come il Monopoli. C’è grande entusiasmo, vedere la gente felice mi fa sentire realizzato».
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