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Livorno

Morte di Morosini, assolto Porcellini: «È la fine di un incubo, questo verdetto ristabilisce la verità»

Alessandro Bernini
Morte di Morosini, assolto Porcellini: «È la fine di un incubo, questo verdetto ristabilisce la verità»

Livorno, la sentenza della Corte d’appello di Perugia a sette anni e mezzo dalla tragedia. Il medico del Livorno era imputato con altri due colleghi

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LIVORNO. «Piermario è nel mio cuore e quella è una ferita che purtroppo resterà indelebile per tutta la mia vita. Ma oggi finalmente posso regalarmi un sorriso perché per me è la fine di un incubo». Manlio Porcellini è appena uscita dal tribunale di Perugia e non nasconde la sua gioia. La Corte d’appello di Perugia ha infatti assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo per la morte del centrocampista amaranto Piermario Morosini.. La Corte di Cassazione aveva già annullato la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello dell'Aquila del febbraio 2018 che aveva condannato il medico del Livorno, Manlio Porcellini, quello del Pescara, Ernesto Sabatini, e quello del 118 Vito Molfese. I primi due erano stati condannati a otto mesi, mentre l'ultimo a un anno di reclusione. Ma la stessa Cassazione aveva anche stabilito un nuovo processo presso la Corte di Appello di Perugia.

Venerdì 11 ottobre è arrivata la sentenza. «Si chiude un incubo lungo 7 anni - spiega il dottor Porcellini - durante i quali la mia coscienza è sempre stata in pace con se stessa perché ero consapevole di aver fatto tutto ciò che era possibile. Ma restava la paura di un processo che non meritavo. Alla fine sono orgoglioso che la giustizia abbia davvero portato una sentenza giusta, che ristabilisce la verità». Era il 14 aprile del 2012 quando, al 31′ della partita Pescara-Livorno, valida per la 14ª giornata di ritorno del campionato di serie B, il centrocampista amaranto Piermario Morosini, 25 anni, si accasciava a terra per una crisi cardiaca.

Piermario Morosini morì poco dopo l’arrivo in ospedale. Tre mesi più tardi venivano resi pubblici i risultati definitivi dell’autopsia, che confermavano i primi sospetti: a causare la morte del giocatore fu una rara malattia ereditaria, la cardiomiopatia aritmogena. Poco dopo il sostituto procuratore Valentina D’Agostino apriva l’inchiesta a carico del medico sociale del Pescara, Ernesto Sabatini e quello del Livorno, Manlio Porcellini, e anche del medico del 118 di Pescara, Vito Molfese, per il mancato uso del defibrillatore, previsto dalla procedura di pronto intervento. Tutti si chiesero se l’uso dell’apparecchio avrebbe potuto salvare la vita del calciatore.

Adesso questa sentenza che chiude un capitolo comunque triste. «Non posso che ringraziare - aggiunge Porcellini - i due legali che mi hanno seguito in questo percorso infinito ovvero Massimo Giraldi e Gabriele Rondanina. Se oggi sono qui senza più un peso infinito sullo stomaco, è grazie a loro».

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