Gioco
L’inferno del deserto tunisino: livornese ai piedi del podio dopo i 106 km dell’Ultramirage
Una sfida, nata per caso e su invito degli organizzatori nel mese di febbraio, lottando nel frattempo con una fastidiosa tendinite, allenandosi sulla sabbia di Tirrenia
LIVORNO. Ha percorso 106 km, coprendoli in 11 ore 26 minuti e 30 secondi, è arrivato al traguardo stremato, ferito, accaldato, piegato dal sole e dal peso dello zaino, sfiorando di pochissimo il podio: quarta posizione assoluta maschile, quinto della generale, primo degli europei. E’ in cifre, il bilancio dell’Ultramirage El Djerid 100k, gara che l’atleta livornese Marco Lombardi ha disputato in mezzo al deserto della Tunisia, a Tozeur, tanto cara a Franco Battiato. Un treno lento, ma dal passo sicuro e tenace, in pieno spirito labronico. Con una sciarpa amaranto esibita alla conclusione e con la dedica ad un amico, Enrico Maggiola, investito a Pordenone da un’auto mentre si allenava. Una sfida, nata per caso e su invito degli organizzatori nel mese di febbraio, lottando nel frattempo con una fastidiosa tendinite, allenandosi sulla sabbia di Tirrenia.
Arrivato a destinazione tre giorni prima della competizione, la realtà si è subito mostrata più dura dell’immaginazione grazie a qualche allenamento di adattamento al clima che gli ha fatto capire di idratarsi e bagnarsi spesso per affrontare una distanza così lunga sotto il sole.Tozeur non è solo famosa per la canzone del cantautore siciliano, ma anche perché lì, nella zona di partenza ed arrivo sono state girate molte scenedi “Star Wars”.
Sono le 7 in punto di un mattino con la temperatura ancora “fresca”. Ma dopo i primi tredici km su sabbia compatta, il sole comincia a farsi sentire e la sabbia diventa sempre più morbida. Primo check-point al 19° km, utile per riempire il camel bag e 2 borracce e poi via. Tre chilometri oltre e la spiacevole scoperta di aver preso una rotta sbagliata. Lombardi corregge e riesce a riprendere il gruppetto di testa. Ma è al secondo check point al 34° km, che avviene l’episodio che lo condizionerà per tutta la gara: un altro errore di percorso, insieme ad altri atleti, e 6 km in più da dover coprire per compiere i 100 in programma. Inizia la "dead route" o strada della morte, come la chiamano; 15 km di dune di sabbia finissima da sprofondare. La rabbia, come migliore alleata per rimontare qualche posizione. Stanchezza al punto che l’oasi del terzo chek point posto proprio a metà gara, gli fa credere di aver avuto un miraggio. Si rinfresca e si rimette in moto. Forte. Riuscendo a mettersi alle spalle altri concorrenti. Al 65° km, lo avvertono che è quinto, mentre scorge un po’ più avanti il marocchino che lo precedeva, seduto e stremato. Ai meno venti chilometri, all’ultimo posto di controllo, proprio al confine con l'Algeria, quasi tocca con mano i soldati armati di guardia al confine, che facevano il tifo per gli atleti. Ritenuti quasi degli idoli questi ultramaratoneti, gente che corre in condizioni estreme, facendole diventare normali. Lombardi, che nel finale si è sentito osservato dai dromedari, ha pensato che quegli animali che guardavano lui e gli altri, pensassero di avere di fronte esseri un po’ come loro: resistenti e resilienti che si adattano alle condizioni più estreme. Il finale, senza più raggiungere nessuno. C’è mancato poco per gustare la soddisfazione della cerimonia di premiazione. Ma c’è sempre tempo per un’altra volta.
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