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Un Martini e sale l’euforia «Che gioia questa Coppa»

Andrea Masini
Un Martini e sale l’euforia «Che gioia questa Coppa»

La guardia-ala livornese trionfa nella Supercoppa di A2 col ruolo di capitano «Felice per Derthona e ora il mio grande sogno è conquistare la nazionale»

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Per un capitano non c’è cosa più bella di alzare una coppa al cielo. Figuriamoci poi se quel capitano, la ‘fascia’, l’ha presa in dote soltanto 48 ore prima al termine di una votazione all’interno dello spogliatoio. Il capitano in questione è Matteo Martini, guardia/ala del 1992 sbocciata nel settore giovanile del Don Bosco e ora punto fermo della Derthona Basket con la quale, domenica scorsa, ha vinto - da capitano - la Supercoppa Italiana di Serie A2 realizzando 11 punti nella finale disputata contro la Reale Mutua Torino (84-81).

«Una grande gioia - ha confessato Martini, sempre molto legato alla sua Livorno - e sono doppiamente felice per averla vinta da capitano». Reduce da''avventura nella massima serie con la maglia del Pistoia Basket - seguita da una brevissima parentesi a Latina - durante l’estate Martini (figlio di Luca, allenatore delle minors) ha scelto di tornare a calcare i parquet di A2, accettando la proposta, ma soprattutto il progetto, della Derthona Basket: «In realtà la decisione è stata più semplice del previsto, nel senso che alcuni dei miei attuali compagni mi avevano descritto in anticipo i progetti del club. Di conseguenza, al momento in cui il mio procuratore mi ha prospettato la soluzione Ortona, non c’è stato alcun intoppo e adesso eccomi qua, nel bel mezzo di un disegno stimolante e ambizioso. Cosa mi ha lasciato l’esperienza di Pistoia? L’emozione fortissima di esordire in Serie A e un clamoroso bagaglio di esperienza che, ne sono certo, mi tornerà utile nel proseguo della carriera».

Di lui amici e colleghi dicono “che è un ragazzo umile e un giocatore fortissimo”. Senza dubbio uno dei migliori giocatori italiani del campionato di A2, tanto che due stagioni orsono lo staff tecnico azzurro guidato da Meo Sacchetti decise di valutarlo in un paio di mini raduni della nazionale sperimentale: «A distanza di mesi ricordo quei giorni con estremo piacere e soddisfazione - ha concluso Matteo - indossare anche solo per alcune ore l’azzurro dell’Italia non ha prezzo. Una due giorni breve ma intensa, che mi è servita per confrontarmi con avversari di assoluto valore e per crescere ulteriormente. Adesso, però, non ci penso. Addosso non ho nessun tipo di aspettativa e ci tengo a cominciare nel migliore dei modi il campionato con la Derthona. Vestire un giorno la maglia della nazionale è il sogno di qualsiasi atleta, se in futuro ci saranno altre occasioni ne sarò ben felice ma ripeto, ora la concentrazione è rivolta esclusivamente sull'inizio della regular season. Sicuramente la convocazione di Amedeo Tessitori al Mondiale, lo scorso anno in A2 a Treviso, ha confermato che attraverso il duro lavoro tutto è possibile». —



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