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La notte insonne e il risveglio amaro di Breda «Sono incavolato, mi stava stretto già il 2-2»

Fabrizio Pucci
La notte insonne e il risveglio amaro di Breda «Sono incavolato, mi stava stretto già il 2-2»

Il tecnico non dà colpe alla difesa («Ma qualcosa andrà rivisto») ed è ottimista: «Giochiamo bene, il Livorno risalirà»

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Una notte quasi insonne e, alle prime luci dell'alba, dopo pochissime ore di riposo, l'amarissimo risveglio. Mediamente il lunedì fa schifo, quello di Breda ancora di più perché il tecnico amaranto non si dà pace per quella partita persa quando anche un pareggio sarebbe andato stretto ai suoi ragazzi: «Certe situazioni accadono durante un percorso di crescita come il nostro - dice - ma dobbiamo fare meglio. Abbiamo fatto buone cose, concedendo poco, ma evidentemente c'è da lavorare perché non dovevamo far arrivare la Salernitana in certe zone del campo».

Che cosa le lascia questa sconfitta?

«Incazzatura. Tanta. Leggo la classifica e vedo che dopo sei partite abbiamo quattro punti. E sia chiaro: sono state tutte prestazioni di un certo tipo. Quelle dell'ultima settimana, poi, sono state buonissime e di personalità contro avversari forti. Certo. Non siamo nemmeno fortunati».

Però la fortuna uno in parte, può procurarsela...

«Sì e infatti quella della iella mica deve diventare un alibi. C'è un aspetto sul quale dobbiamo crescere: bisogna accettare l'errore e non farsi condizionare se ci capita di sbagliare qualche lettura».

Più facile a dirsi che a farsi, no?

«Guardate che la questione è semplice. Noi dobbiamo sempre e comunque insistere sulle cose che facciamo bene. Insistere e continuare a giocare. Se smettiamo di fare questo, se ci abbassiamo, se pensiamo di gestire la partita si rischia di vanificare il nostro lavoro».

Come potere crescere in questo senso?

«Con il lavoro, senza cercare alibi».

Breda, la difesa è in difficoltà. Perché?

«Dobbiamo tornare ad essere quelli di novembre o dicembre, però c'è da dire che contro la Salernitana avevamo guadagnato campo anche dopo essere rimasti in dieci per l'infortunio a D'Angelo. Di sicuro c'è qualcosa da limare».

Come spiega i gol presi nei minuti di recupero?

«Se cerchiamo cause, troviamo alibi. Dobbiamo solo lavorare per far sì che certe situazioni non si verifichino più. E comunque, se si prende gol non è colpa esclusiva della difesa. Magari a centrocampo stato fatto un lavoro ad hoc per proteggerla».

La squadra però è cresciuta. Secondo lei che potenziale ha questo gruppo?

«Ho sempre detto che questa squadra mi piace molto. Nelle ultime tre partite siamo stati bravi. Il mancato turnover ha una logica. Non ho cambiato nessuno rispetto a Cosenza perché voglio che i ragazzi si conoscano meglio e in effetti con la Salernitana siamo andati bene. I Granata erano una delle squadre che avevano subito meno tiri in porta. Noi siamo andati alla conclusione una quintalata di volte. Mi sarebbe andato giù male il pareggio. Figuriamoci la sconfitta».

Bilancio del primo mese di campionato?

«Ho 50 anni, sono abbastanza vecchio dal dovermi basare sui fatti. E i fatti dicono che abbiamo quattro punti. Però... c'è un grande però. Con il Perugia abbiamo subìto un tiro in porta e abbiamo perso. Ad Ascoli, in casa della capolista che sta prendendo tutti a pallonate siamo stati in partita fino al 92' quando abbiamo fallito due clamorose occasioni per pareggiare. Insomma: le prestazioni ci sono sempre state».

E allora che cosa manca?

«Dobbiamo ritrovare la nostra solidità difensiva».

Può bastare?

«Sì, perché nel nostro percorso di crescita i progressi sono evidenti. Abbiamo iniziato a giocare molto bene anche contro le difese schierate. Insomma il Livorno c'è».

Come valuta Stoian

«Adrian secondo me domenica sera è entrato molto bene in partita. Ha pure sfiorato il pareggio al 95'. E comunque, dopo l'infortunio di D'Angelo gli ho fatto fare il mediano, che non è il suo mestiere. Peccato aver finito in 10. Quando si gioca a specchio come è successo con la Salernitana, se ti salta una pedina è normale soffrire. Il bello è che noi fino al 3-2 di sofferenza non ne abbiamo avuta, perché attaccavamo. No. Quest'incazzatura proprio non mi passa». —



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