Gioco
La favola di Emma, dal Volley Livorno alla palma di miglior centrale del mondo
La Graziani (che gioca nel Club Italia di Milano in A2) ha trascinato la nazionale Under 18 all’argento ai mondiali in Egitto «Un risultato fantastico, peccato per la finale persa contro gli States. Mi mancano il mare e le mie amiche del liceo artistico»
eva bertolacci
Un argento ai campionati mondiali e il premio come miglior centrale del pianeta. È una favola quella di Emma Graziani, livornese, 192 centimetri di altezza, tornata dall’Egitto con una medaglia al collo e la gioia di un riconoscimento che vale mille fatiche in palestra e un futuro nel grande volley. «Un po’ di rammarico chiaramente c’è, abbiamo perso in finale contro gli Stati Uniti contro cui all’esordio del Mondiale avevamo vinto al tie-break», racconta la pallavolista livornese, cresciuta nel Volley Livorno, da dove ha preso il volo verso il Volleyrò Casal de’ Pazzi prima di andare quest’anno a Milano. «Era senz’altro una squadra molto forte, difficile da affrontare specialmente se non dai il massimo per tutto il match. In alcuni momenti non abbiamo tenuto bene la partita pensando che prima o poi avremmo recuperato. Prima del Mondiale non ambivamo a un posto particolare: tutte le nazionali chiaramente sognano di vincere, noi puntavamo a fare del nostro meglio, giocando come sappiamo fare».
Emma, classe 1992, non è nuova a questi traguardi in azzurro: a livello giovanile si tratta della sua terza esperienza dopo l’Europeo Under 16 vinto in finale con la Russia nel 2017 e quello Under 17 perso in finale sempre contro le russe l’anno scorso.
Ti aspettavi di venire eletta miglior centrale della manifestazione?
«Sapevo di aver fatto un buon Mondiale ma no, proprio non ci pensavo nemmeno a ricevere un premio».
È la conferma che nel 2017 al centro di qualificazione regionale dove ricevesti il premio per miglior centrale avevano visto giusto... Quali sono i punti di forza di Emma in campo?
«A muro sono molto sicura di me, non molto ferrata in attacco, è una cosa su cui devo lavorare quest’anno, mentre in battuta devo trovare più continuità. Pensare meno all’errore quando vado al servizio sarebbe giù un bel punto di partenza. In difesa invece sono una vera pippa».
Da una livornese non ci aspetteremmo una risposta diversa. E tu a Livorno sei ancora molto legata nonostante i chilometri che ti dividevano da Roma e ora da Milano, non è vero?
«Torno a casa ogni due, tre settimane e quando vengo cerco di passare più tempo possibile con i miei amici. Ovviamente anche con la mia famiglia, magari andiamo a cena fuori ma più che altro mi piace andare a giro in città, sul mare con il mio gruppo. Ecco il mare di Livorno mi manca, per chi c’è nata e cresciuta è unico».
Quest’anno hai scelto di giocare a Milano, al Club Italia di coach Massimo Bellano, in serie A2.
«Ritroverò tante compagne di squadra con cui ho condiviso l’esperienza in Nazionale, alcune poi sono più piccole e altre più grandi, mi aspetto di crescere ancora e di migliorare. Non abbiamo ambizioni particolari in campionato, se non appunto quella di migliorarci sempre, perché la squadra è molto giovane. Accumulare esperienza, migliorare il gioco incontrando avversari più forti: ecco il nostro scopo».
Volley Livorno, Volleyrò, Club Italia: lo stesso percorso di un’altra celeberrima livornese della pallavolo, la 2000 Elena Pietrini. Vi conoscete?
«Solo di vista, Elena venne a fare le finali nazionali con il Volleyrò alcuni anni fa e la vidi in quell’occasione, ma non è che ci sentiamo tutti i giorni...».
Cosa hai pensato quando Elena – che quest’anno giocherà a Scandicci in A1 – a fine estate scelse di lasciare il ritiro della Nazionale maggiore e di non partecipare all’Europeo?
«Onestamente capisco la sua scelta, non so se avrei preso la stessa decisione al suo posto, però una come Elena ha sempre giocato in una categoria maggiore rispetto alla sua età e diventa faticoso sostenere tutte le convocazioni in nazionale, la stanchezza può arrivare ed è comprensibile. Dispiace perché farsi un’estate di lavoro e poi non andare all’ultimo è stata sicuramente una scelta difficile, però assolutamente comprensibile».
Non deve essere facile andare via di casa a 15 anni, vivere a centinaia di chilometri di distanza da casa e concentrarsi solo sulla pallavolo o quasi.
«Il primo anno a Roma è stato difficile: ero contentissima che mi avessero chiamato ma la mancanza di casa si faceva sentire. Poi dal secondo anno ci ho fatto l’abitudine».
Cosa c’è nel futuro di Emma a parte il volley?
«Studio al liceo artistico, che ho iniziato a Livorno e proseguito a Roma. Ho una passione per la grafica e dopo la maturità mi piacerebbe frequentare l’università della moda di Firenze. Amo lo sport ma non vivo solo per quello». —
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