Gioco
La domenica particolare di Giannetti, il granata che voleva l’amaranto
L’eroe della salvezza all’Euganeo si ritrova davanti il Livorno e il suo primo fan Breda. «Eravamo una grande banda...»
Dall’amaranto al granata. La sfumatura cromatica – per chi si limita a guardare, senza cogliere i dettagli – può risultare impercettibile. Nei fatti non è così. La differenza c’è eccome. Chiedere a Niccolò Giannetti, 28 anni senese della contrada del Montone, ma soprattutto grande ex di Livorno-Salernitana in cartellone domani sera all’Ardenza.
QUEL GIORNO A PADOVA
Le ultime immagini di Giannetti con la maglia del Livorno sono istantanee felici. Stadio Euganeo, 11 maggio, appena 141 giorni fa. Proprio lui segnò il gol della pazzesca salvezza della squadra. Una capocciata perfetta, per frustata e mira, che recapitò il pallone in buca. Non bastò per vincere, ma fu sufficiente per ottenere la permanenza in B senza passare dalla terribile lotteria dei playout. Il miracolo si realizzò perché quello stesso pomeriggio a Pescara – ed ecco uno dei tanti intrecci emotivi del posticipo – la Salernitana stava vivendo l’atto finale di uno psicodramma iniziato a marzo con l’avvio di una lunga e incredibile sequela di risultati negativi. Era felice, Giannetti e pure commosso. E di certo nel cuore cullava pure la speranza di restare a Livorno. Dopo tutto qui, Niccolò, insieme ai compagni di squadra aveva contribuito a costruire un gruppo d’acciaio, temprato nelle difficoltà di un inizio di campionato da incubo fino al felice epilogo.
IL FEELING CON BREDA
La stagione livornese di Giannetti fu punteggiata da alti e bassi, ma lui ne uscì da trionfatore anche grazie alla saggezza di Breda che lo aspettò nei suoi periodi-no per poi riproporlo nel momento giusto. Il film dell’ultimo campionato dell’attaccante senese è una interminabile sequenza di colpi di scena. Ricordate? Il rigore sbagliato al debutto a Pescara, il successivo infortunio che lo tenne fuori per qualche settimana. Poi quando sembrava potesse spiccare il volo, si frantumò una mano a Benevento. Altra sosta ai box, poi la doppietta a Carpi il 26 dicembre. A Pasquetta il ragazzo rischiò di gettare definitivamente la sua stagione nel cassonetto. Il rigore sbagliato nel recupero della partita di Foggia (precisa imitazione dell’errore di Mazzeo, proprio lui che tra altro è salernitano doc e vai con l’altro intreccio) lo pose sulla graticola. Breda in quei giorni fu abilissimo. Lo tenne in panchina nella partita con il Palermo, per proteggerlo dalle ire dei tifosi e poi lo schierò a Verona. E al Bentegodi il brutto anatroccolo diventò cigno: gol, poi ancora gol da tre punti con il Carpi prima di quello decisivo di Padova. Lui la sera dell'11 maggio commentò: «Siamo una banda, una bella banda, con un gran cuore, una gran voglia di sacrificarsi, di lottare, di non mollare mai, di crederci sempre, Abbiamo ottenuto una salvezza insperata fino a poco tempo fa...per tanti, ma non per noi. L'abbiamo voluta e oggi ce la siamo presa. Tutto bello, ma una banda rimane una banda fino alla fine».
L’ADDIO
Con queste premesse era quasi fisiologico che Giannetti volesse rimanere a Livorno. Il guaio era che il suo cartellino aveva il timbro del Cagliari e la trattativa per riportarlo in amaranto si annunciava complessa fin dal primo approccio. A dirla tutta a luglio Spinelli è andato molto vicino a riprendersi il giocatore offrendogli un triennale da 300mila euro più bonus, ma poi Lotito ha vinto il braccio di ferro e se lo è aggiudicato mettendo sul piatto della bilancia 50mila euro in più e alimentando il rammarico di Breda che aveva messo 'Gian' in cima alla sua ideale.
IL SALUTO COMMOSSO
Subito dopo aver firmato il triennale con la Salernitana, 'Gian' affidò ad Instagram i saluti: «Volevo ringraziare Livorno per l'ultima stagione condivisa insieme, per avermi aspettato, incoraggiato e per avermi fatto credere ancora di più in ciò che faccio ogni giorno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google