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Un gioiello di Marsura e una partita dominata: ma per il Livorno la beffa arriva a 20” dalla fine

Alessandro Bernini
Un gioiello di Marsura e una partita dominata: ma per il Livorno la beffa arriva a 20” dalla fine

Livorno, sul campo del Cosenza un pareggio che lascia tanto amaro in bocca al termine di una sfida che sembrava vinta Ma i segnali di crescita della squadra sono importanti, Breda col 3-4-3 ha trovato la chiave tattica giusta

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LIVORNO.  L’avremmo firmato un pareggio a Cosenza. Alla grande. E invece ora eccoci qui a mangiarci non solo le mani, ma anche i gomiti, le braccia e aggiungete pure ciò che volete. Perché incassare l’1-1 a 20” dalla fine fa male, malissimo. Oltretutto Pierini (nostra bestia nera) se ci riprova 30 volte, spedisce la palla 29 volte in curva.
Un pareggio-beffa perché il Livorno ha dominato. Quante parate ha fatto Zima? Zero. Quante occasioni ha avuto il Livorno? Almeno 6-7 nitide. L’1-0 ci stava già stretto, figuriamoci questo pareggio arrivato quando la panchina era già tutta in piedi per festeggiare.

In questi momenti però bisogna essere bravi a non farsi offuscare dalla rabbia. E se si fa una valutazione obiettiva, torniamo da Cosenza con la sensazione che sta nascendo un gran bel Livorno. Non ancora abbastanza cinico, ma che gioca a pallone, diverte e sta trovando gli equilibri giusti. Una squadra che a nostro parere adesso può solo crescere perché sta trovando delle certezze, come Marsura, come Marras, come Del Prato. Mentre ancora ci manca il gol della punta centrale: Raicevic si è mosso bene ma ha mancato la zampata, Mazzeo non ha sfruttato lo spazio che Breda gli ha concesso.

La partita? L’impatto non è dei migliori e per una decina di minuti il Livorno non supera quasi mai la metàcampo. Ma si tratta solo di prendere le misure e infatti poi esce il Livorno che nel giro di 60” crea due occasioni clamorose: prima un siluro dal limite di Agazzi deviato che esce di un millimetro, poi un destro di Luci che va ad accarezzare l’incrocio dei pali a portiere battuto.

Il Cosenza capisce che il Livorno non fa lo spettatore e si calma un po’. Marsura e Marras (che si sposta spesso a sinistra) iniziano a creare scompiglio, Dal Prato blocca Lazaar, Luci e Agazzi si prendono il centrocampo. E così il Livorno diventa padrone del campo. Da mangiarsi le mani quando al 42’ il destro di Marsura, ben servito da Raicevic, va a sfiorare il palo; e tre minuti dopo è il portiere Perina che deve volare per togliere dal sette un gran sinistro di Porcino. All’intervallo lo 0-0 sta strettissimo al Livorno.

Ma il gol è nell’aria perché gli amaranto riprendono subito in pugno la partita. Ed è una perla di Marsura quella che regala l’1-0: lancio di Boben, il portiere esce di pugno su Raicevic, la palla finisce a Marsura che vede Perina fuori porta e con un pallonetto da gran giocatore la piazza sotto la traversa. Grandissimo gol.

Il Livorno prova a congelare i ritmi, Braglia (che nel frattempo è passato 4-3-3) mette dentro anche Pierini e il Cosenza trova la forza per buttarsi avanti. Al 21’ è Del Prato che salva sulla linea un pallone sporco, Breda cambia e mette dentro nell’ordine Gasbarro, Mazzeo e Murilo senza cambiare il modulo anche se dietro ormai siamo a 5 quasi sistematicamente.

Eppure il Livorno sembra non correre pericoli. In area spiovono un sacco di palloni ma il potenziale offensivo del Cosenza sembra scadente e la difesa fa sempre buona guardia. Ci sarebbe anche l’occasione per chiuderla con Murilo ma la palla sfiora il palo. Anche i 4 minuti di recupero sembrano scivolare via senza sussulti. Già, sembrano. Perché proprio a pochi secondi dalla linea del traguardo, Pierini (defilato a sinistra) trova un destro al giro sul secondo palo incredibile. Guardiamo le manone di Zima volare, per un attimo ci affidiamo alla punta delle sue dite ma è inutile. Quel maledetto pallone lo supera e va a finire in rete. E qui finisce anche la partita. Coi giocatori amaranto in ginocchio sul campo, quasi increduli di ciò che è successo. Ora non roviniamoci troppo il fegato. E pensiamo alla bella partita giocata. Da qui si può e si deve ripartire.


 

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