Gioco
Spigoni e la maledizione della stagione 1979: «Ma noi sottorete ci andavamo...»
Livorno, l’ex centrocampista racconta l'anno maledetto dove la squadra di Burgnich segnò solo alla quarta giornata sfiorando comunque la promozione in serie B
LIVORNO. Per la seconda volta nella sua storia il Livorno non ha ancora segnato nelle prime tre giornate. L’unico precedente risale alla stagione 1979/80. Il ghiaccio lo ruppe Vitulano dal dischetto alla quarta contro il Rende. Quel Livorno sfiorò la promozione in B sfumata in extremis perché nonostante una difesa monstre (11 reti subite) furono solo 20 i gol segnati, con una media di poco superiore al mezzo gol per match. In quel Livorno giocava Massimo Spigoni che 40 anni fa di anni ne aveva 20, giocava esterno di centrocampo o mezzala e che ricorda tutto come fosse ieri.
Perché non segnava quel Livorno?
«Perché fu un anno balordo. Avevamo giocatori fortissimi davanti: Vitulano, Venturini, Barducci. Eppure non riuscimmo mai a sbloccarci del tutto in fatto di gol. E una spiegazione logica non c’è».
L’allenatore era Burgnich, un grande ex difensore. Pesò questo?
«Ma no. Alla fine di ogni allenamento Tarcisio sottoponeva punte e centrocampi a un lavoro supplementare sulla fase offensiva. Avevamo anche signori centrocampisti: Zottoli, Bedin. Giocatori veri che quando si inserivano facevano male. Alla porta avversaria ci si arrivava, ma non si segnava, era una maledizione. Io stesso mi mangiai un gol facile».
Analogie con questo Livorno?
«Poche ed è preoccupante, perché come ho detto all’epoca al tiro ci si arrivava. Ora invece il Livorno fa fatica a impostare, a rendersi pericoloso».
Come se ne esce?
«Con il lavoro. Con calma. Senza la paura che invece mi sembra che questi ragazzi abbiano».
Paura? Ma siamo solo all’inizio...
«Ad Ascoli ho visto errori banali e non solo davanti. Secondo me la scelta di mandare via Diamanti non è stata felice. Capisco che si trattava di un accentratore di gioco, ma prima di privarsene sarebbe stato meglio avere in mano un sostituto all’altezza».
La questione è tattica?
«Anche. Questo modulo costringe Luci e Agazzi a stare bloccati. E loro se non hanno gli esterni che li aiutano, vanno in difficoltà. Serve qualcuno che si inserisca, altrimenti si fa fatica».
I giocatori offensivi del Livorno la convincono?
«Braken ha buoni movimenti, ma non sa una parola d’italiano. Deve ambientarsi. Mi piace molto Marsura che ha gamba e crossa molto bene anche se dal mio punto di vista non è al top».
È preoccupato?
«Un po’sì».
Perché?
«Non ho ravvisato reazione dopo che si va sotto. L’anno scorso vedevo maggiore cattiveria. Ai nostri tempi quando prendevamo gol c’era Gigi Cappelletti che iniziava a smadonnare e ci costringeva quasi fisicamente ad andare alla ricerca del gol. A questo giro mi sembra che siamo un pochino meno carichi».
Nel complesso la squadra le piace?
«Ma sì. Non dimentichiamoci che deve debuttare Viviani, un centrocampista con i fiocchi capace di segnare sui calci piazzati. Speriamo di poter invertire la tendenza già con il Pordenone».
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