Gioco
L’architetto dai grandi progetti che faceva impazzire De Rossi
Ex attaccante trasformato in regista basso da Stramaccioni, Federico Viviani è un numero 10 che abbina interventi da numero 4
il personaggio
Due anni fa ha giocato in serie A con la maglia della Spal quasi sempre da titolare. Le presenze furono 29, con 3 gol segnati. Basterebbe questo dato per stabilire lo spessore tecnico e tattico di Federico Viviani, il centrocampista in grado di far girare il motore del Livorno alla perfezione. Eppure quelle 29 partite, quelle tre reti sono solo la punta dell'iceberg perché questo ragazzo nato a Lecco nel 1992 è molto di più. E' un ex attaccante, trasformato in regista basso da una felicissima intuizione di Andrea Stramaccioni che lo allenava negli Allievi della Roma. 'Strama' gli cambia ruolo e anche la carriera, perché là a fare il Pirlo, Viviani si trova alla grande. Il motivo? E' dotato di intelligenza tattica e ha piedi di seta.
IL DECOLLO
Il salto dagli Allievi alla Primavera viene assorbito senza traumi dal giovane Federico che finisce sotto l'ala protettiva del mister Alberto De Rossi. Proprio lui, il capitano del Livorno dal 1983 al 1986 e padre di Daniele che nel 2011 lo accoglie in prima squadra a completamento di un cursus honorum la cui velocità è direttamente proporzionale al talento del ragazzo.
GLI ELOGI DI LUIS ENRIQUE
Viviani, in mezzo a tanti campioni, è l'ultimo attivato. Eppure viene notato dall'allenatore dei giallorossi Luis Enrique: "Se mi chiedete chi mi piace dei giocatori provenienti dalla Primavera faccio il nome di Viviani" disse in una celebre conferenza stampa data 3 agosto 2011. Federico però teme di essere chiuso, di non vedere campo. Va dal ds Sabatini e chiede di essere ceduto in prestito. Luis Enrique è presente e pone il veto: "Con me giocherai". E infatti gioca. In Europa League e poi in campionato. Debutta contro la Juve. A dicembre. Da titolare. E se la cava così bene che Daniele De Rossi lo definisce un predestinato.
CIAO ROMA
La parentesi con la Roma, invece, finisce qui. Il suo mentore Luis Enrique viene cacciato a lui - questa volta per davvero - finisce in prestito. Va al Padova e fa bene. Poi Pescara e infine Latina dove trova Breda. Nel 2014/15 viene eletto miglior centrocampista della serie B grazie a 33 presenze, 8 gol e un rendimento elevatissimo. Per lui si schiudono le porte della serie A. Non nei top team, come sognava a tempi della Roma, ma in squadre alla ricerca della salvezza: Verona, Bologna, Spal. Con la maglia del Estensi disputa la sua stagione migliore, quella delle 29 partite e tre gol. Nel finale della stagione si fa male a Semplici lo mette ai margini della rosa. A gennaio 2019, dopo sei messi di naftalina, va sul mercato. Lo vuole la Fiorentina (!) poi firma per il Frosinone. Qualche acciacco fisico e solo cinque presenze. Ora però lui sta bene e fino a due settimane fa lo voleva la Sampdoria. Sempre serie A. Lo chiamano l'architetto. Abbina giocate da numero 10 a interventi da numero 4. E' un centrocampista di governo e di lotta. Ai livornesi piacerà . —
Fabrizio Pucci
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google