Gioco
Baby-Rizzo studia il sorpasso e mette la freccia a destra
«Centrocampo a 4 o 5 cambia poco, sono un esterno e mi basta giocare» Dalla Primavera del Palermo, al triennale con il Livorno: ecco i retroscena
LIVORNO. Palermitano del quartiere 'Villaggio di Santa Rosalia', Agostino Rizzo ha più dimestichezza con la fascia destra che con i giornalisti. Parla a voce bassa e quando lo fa arrossisce, ma i concetti sono chiari come il sole: «Mi ritengo fortunato - dichiara subito - perché a 15 anni sono andato via da casa per andare a giocare nelle giovanili del Torino dove ho conosciuto Alessandro Coppola. Quella è stata un'esperienza decisiva per la mia crescita come uomo e come calciatore».
Dopo Torino il ritorno a Palermo...
«Ma non fu una bocciatura perché i rosanero mi acquistarono e quello fu un momento molto emozionante. Nella squadra della mia città sono stato spesso aggregato alla prima squadra e vi garantisco che lì ho imparato davvero tanto».
Via da casa, poi il ritorno infine il fallimento del Palermo. Svincolato a 20 anni. Che cosa ha pensato?
«È stata una sensazione strana. Per fortuna il telefono non ha mai smesso di squillare. Mi era subito arrivata qualche offerta, ma quando dall'altra parte del cellulare c'era il Livorno non ci ho pensato due volte».
E la società ha creduto molto in te visto che ti ha fatto firmare in triennale.
«Sì vero. Il motivo? Con candore dico che non lo so, ma sono convinto che qui posso imparare tanto e crescere. Sono nella piazza giusta per farlo».
Dicono di lei che in campo abbia molta personalità...
«Ho tanta corsa. La personalità la esprimo così. Correndo e dando tutto dal primo all'ultimo minuto».
È un esterno destro. Con quale schema tattico preferisce giocare?
«L'ideale è un centrocampo a cinque perché mi consente di attaccare di più la profondità, ma va bene anche a 4. Basta giocare. Ci mancherebbe altro».
Ruoli alternativi?
«In passato me la sono cavata bene anche come mezzala destra. Come detto: ho corsa e ho i tempi degli inserimenti e posso arrivare anche al tiro».
Come è stato l'approccio con la nuova realtà?
«Molto positivo. Il gruppo è sano e coeso. Molti dei miei nuovi compagni di squadra sono più grandi di me eppure non fanno pesare la differenza di età. Anzi. È l'esatto contrario. Dispensando consigli a noi giovani. Non vedo l'ora che inizi il campionato. Sabato a Chiavari dobbiamo partire subito con il piede giusto. Se giocherò? Non lo so. L'unica cosa di cui sono certo è che sono qui per lavorare, imparare e crescere ancora. La serie B non è facile, ma darò il 100% per dimostrare di poterci stare». —
Fabrizio Pucci
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