Toscana
La fucina dei campioni e un argento non per Casu
Un verdetto sfavorevole non scoraggia il ragazzo del Gruppo Lottatori Livornesi «Potrò rifarmi l’anno prossimo» dice l’atleta allenato da Igor Nencioni
LIVORNO. Raoul Casu, un ragazzino promettente nella lotta libera. Tanto promettente che a fine giugno a Cracovia, ha sfiorato il titolo continentale under 16, perdendo solo in finale. Nato il 28 febbraio del 2005 a Brescia, ma livornese doc d’adozione, è uno degli atleti del Gruppo Lottatori Livornesi, di stanza in via Cimarosa, una fucina di piccoli campioni costruita con fatica e con soddisfazione da Igor Nencioni. Ha cominciato poco più di quattro anni fa a frequentare il tappeto e cominciare il cimento in una disciplina di quelle dove la fatica è tanta e la soddisfazione è poca. Allenamenti tutti i giorni e quando è possibile con due sedute, ore di lavoro, tanto sacrificio anche perché a quell’età c’è anche la scuola che non sui può e non si deve trascurare. Specialmente si si fa un liceo «frequento il linguistico» dove non si scherza. «Ho iniziato proprio con Igor a fare lotta, e in nazionale sono arrivato nel 2017, dopo aver vinto il primo titolo italiano e facendo commuovere il mio allenatore. A quello, comprendendo tutte le categorie, ne posso aggiungere altri cinque, comprendendo under 15 e Cadetti. Poi c’era la questione del peso. Prima i 42 kg, in seguito 52 negli under, 55 e adesso i 57 kg ». Insomma, una bella soddisfazione. Già sei volte sul gradino più alto del podio e l’inizio della frequentazione sulle pedane internazionali con ottimo profitto. «Si, diciamo che per il momento mi accontento. I risultati arrivano, dando ragione alla dedizione che dedico a questo sport e facendo sempre tesoro dei consigli di chi ha l’esperienza giusta per insegnarmi tante cose».
A Cracovia, è stato un argento che ha alla fine dei conti rispettato quelle che erano le mie attese della vigilia. Quelle cioè di andare a podio. Perdere in finale, certo ti lascia un po’ di amaro in bocca, specialmente quando sai che ti mancava davvero poco per arrivare più in alto di tutti. Forse meritavo qualcosa in più io rispetto all’avversario, l’armeno Israelian ma i giudici non si contestano». Tono pacato, voce sicura, aria spigliata. Casu riprende. »Nello sport per poter vincere, bisogna prima imparare a perdere. Anche quando pensiamo che il verdetto poteva essere diverso. L’anno prossimo sarò ancora un under 16, quindi in questa categoria e ho la possibilità di essere di nuovo protagonista. Magari, provando a prendermi il risultato solo accarezzato in Polonia. Il risultato lo voglio dividere con la mia società, gli allenatori Daniele Niccolini, Giacomo e Dario Corso, Emiliano Cicconofri, i dirigenti e i compagni. Il mio sogno sportivo? Le Olimpiadi. Cosa voglio fare da grande? Forse dopo lo studio, poter restare nell’ambiente. Potrebbe diventare un lavoro, facendo quello che mi piace di più».
Igor Nencioni è accanto. Ascolta e gongola sentendo come il ragazzo abbia le idee chiare. Un omone di quarantatre anni, livornese, tricolore, poi azzurro ai mondiali e iridato Interforze 2001 nella libera e greco-romana, argento nella solita competizione nella libera del 2008. Dal 2011 ha una sua società e prende i bimbi dai 4 anni in su. Tecnico azzurro dal 2016, quest’anno ha cominciato a togliersi tante soddisfazioni. «E ne dovranno venire ancora» chiosa, prima di dare appuntamento al prossimo impegno con i livornesi protagonisti assoluti nel panorama internazionale. —
Flavio Lombardi
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