Il Tirreno

Livorno

INTERVISTA AL PREPARATORE atletico DONATELLO Matarangolo 

«Un Livorno stile Atletico Madrid E Raicevic mi ha impressionato»

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GUBBIO. È un fiume in piena, il professor Donatello Matarangolo. Foggiano, classe 1979, è loquace, carico, entusiasta, è un preparatore atletico moderno, dalla metodologia di lavoro innovativa: «Per me bisogna spingere sempre, fin dal riscaldamento. E l'allenatore partecipa anche alla preparazione fisica, non sta a guardare. Noi creiamo calciatori pensanti che uniscono in una sola sessione di lavoro tecnica, tattica e lavoro atletico. In questo modo i giocatori si abituano pensare e noi ottimizziamo i tempi».

Per fare tutto questo è decisivo il feeling con l'allenatore: «Conosco Breda dai tempi del Latina. Lui apprezza il mio modo di lavorare. Il Livorno è in ottime mani. Per me Roberto è il miglior allenatore della serie B. E in questi giorni a Gubbio sta nascendo una bella cosa, un bel Livorno».

Parla volentieri dei singoli, il professore: «Chi mi ha impressionato di più è Raicevic. Per me è un giocatore da serie A con un motore da categoria superiore. Stesso discorso per Bogdan e per un ragazzo di struttura fisica: Di Gennaro».

L'integrazione dei nuovi è un processo già completato: «Si sono inseriti alle perfezione e in tempi brevi perché questo è un gruppo molto forte e sano». Sano anche fisicamente: «Stiamo lavorando con profitto perché non abbiamo registrato nessun infortunio di sorta. Tutto procede per il verso giusto».

Matarangolo si occupa di preparazione atletica, ma basta sentirlo parlare un minuto per capire che il suo ambito di lavoro non è circoscritto al lavoro con i pesi o alle temute ripetute: «Noi creiamo senso di appartenenza. Noi con il lavoro costruiamo una mentalità che non prevede distrazioni. Il campionato di serie B non lo vince sempre il più forte, ma chi dimostra di essere più forte la domenica. Chi ha più voglia e fame. Vince chi ha garra».

La garra, qualcosa di più della semplice grinta: «Ho studiato molto in Spagna. Il mio modello - come atteggiamento e metodo di lavoro - è l'Atletico Madrid».

Il professore parla come se fosse nato sul Pontino: «Io ho fatto la gavetta. Vengo dal niente. Ho iniziato a Morolo, in provincia di Frosinone. Ho fatto la D, la C e ora sono al decimo anno di B. Spero di andare in A, magari con il Livorno. Nel mio lavoro ci metto anima, cuore, passione. Senza quelli non si va da nessuna parte. So come si sta dall'altra parte, da quella dei tifosi. Per questo la nostra squadra deve essere simili a loro in tutto e per tutto. Livorno è una città che lotta, soffre, si sacrifica, lavoro. Gli amaranto dovranno essere così. Qui non può esserci posto per il tikitaka. Qui si suda, ci si batte dalla prima corsa del riscaldamento del primo allenamento, all'ultimo minuto del campionato». —

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di Redazione web