Gioco
Mazzoni: oggi la sentenza il portiere rischia 4 anni
Al Tribunale Antidoping non è bastata un’ora di dibattimento per pronunciarsi La consulente tecnica nominata ha contestato alcuni punti di forza della difesa
LIVORNO. Il processo a Luca Mazzoni si è chiuso ieri pomeriggio alle 17 con i giudici del Tribunale Nazionale Antidoping che si sono ritirati in camera di consiglio. Difficile per loro dare sentenza immediata come negli altri quattro casi dibattuti in precedenza, quando agli accusati, sono stati comminati 4 anni senza colpo ferire.
Difficile, anche perché nel dibattimento, durato poco meno di un’ora, la situazione è rimasta incertissima. Da un lato, nell’aula all’interno del Foro Italico, le teorie del perito di parte Francesco Maria Avato, dall’altro, le controdeduzioni della consulente tecnico d’ufficio, Sabina Strano Rossi, tossicologa forense dell’Università Cattolica di Roma, nominata dallo stesso tribunale per studiare il dossier prodotto dalla difesa. Giorni di studio, per lei, non sono bastati per convincerla dell’innocenza del portiere. La 52enne professionista, ha fatto obiezioni su diversi punti, pur sapendo che andare contro il parere del numero uno in Italia del settore, non è facile. Avato ha rigettato insistentemente le relazioni della controparte, argomentandone i motivi, generando altri dubbi in chi, alla fine, è chiamato ad esprimersi dando una sentenza.
Per questo, non c’è stato subito il pronunciamento, con i sette giudici (sei, più il presidente del tribunale, Francesco Plotino) che hanno sentito il bisogno di confrontarsi non rilevando unanimità in un caso che fa discutere. Al di la delle convinzioni della procura che, con estrema convinzione, sin dal primo momento ha mostrato il pollice verso.
Il destino di Mazzoni è insomma nelle mani dei giudici. Assolverlo in primo grado, significherebbe per il calciatore potersi mettere da subito alla ricerca di una squadra. Se invece, la decisione che slitta ormai a quest’oggi, fosse sfavorevole e con una squalifica automatica di quattro anni, per l’ex amaranto certo sarebbe il ricorso in secondo grado (Tribunale Federale Nazionale) ma si dovrebbe aspettare fine novembre, inizio dicembre per fissare la data del processo d’appello. E fino a quel momento, continuerebbe a restare inattivo.
Mazzoni, fu riscontrato positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, in seguito al controllo antidoping del 17 febbraio al termine della partita Lecce-Livorno. La difesa sostiene che per il portiere si tratta di assunzione incolpevole in seguito a baci appassionati con una donna reduce da una serata “folle”, un caso identico a quello dell’astista canadese Barber, trovato positivo alla cocaina prima delle Olipimpiadi di Rio ma scagionato dopo aver provato il rapporto con una escort cocainomane. Mazzoni, successivamente alla sospensione in via cautelare, ha effettuato ogni settimana controlli ai quali è sempre risultato pulito. —
Flavio Lombardi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
