Gioco
L’ultimo assist di Valiani al suo Livorno «Scelta del cuore, ma vi porterò con me»
Il centrocampista saluta la città dopo il trasferimento a Pistoia. «Strano pensare alla squadra senza Diamanti...»
29 gennaio 2017, Livorno-Como 1-2. 11 maggio 2019, Padova-Livorno 1-1. La prima e l’ultima partita di Francesco Valiani in amaranto. 832 giorni, 79 presenze, 5 gol, la promozione in serie B e la pazzesca salvezza dell’anno scorso. Da qualche giorno l’eterno ragazzo è di nuovo un giocatore della Pistoiese dopo un’estate in cui i tifosi del Livorno contavano di rivederlo in amaranto, fermi alla dichiarazione di Spinelli che a maggio dette per scontata la conferma del numero 7.
E invece?
«Mi è stata fatta una proposta a cui ho pensato fino a quando non si è fatta viva la Pistoiese. E quando una società ti chiama tutti i giorni, ti fa sentire importante, ti stimola ad accettare una sfida a 38 anni, diventa difficile dire di no. A tutto questo aggiungiamoci che si tratta della squadra della mia città per cui certe cose mi hanno toccato il cuore».
Quindi nessuna diatriba economica con il Livorno?
«Nessuna. Non alla mia età. A 38 anni si vive di sensazioni».
Ripartiamo dal 29 gennaio 2017, le va?
«Volentieri. Anzi. Dai giorni precedenti. Mi voleva il Pisa, ma fui chiamato da Lambrughi e dal direttore Ceravolo. Il Livorno fu molto più convincente dei nerazzurri».
Sì, ma quel debutto...
«Mammamia. In mezz’ora si ruppero Gonnelli, Cellini e Rossini. Un sortilegio. Si strappò pure Vantaggiato. Peccato, perché forse quel giorno è andato a monte il mio primo progetto colorato d’amaranto».
Quale?
«Tornare in serie B in sei mesi. Ci ho impiegato un anno e mezzo, ma va bene lo stesso. Di quel campionato ricordo il salvataggio sulla linea del difensore della Reggiana dopo una mia azione incredibile. Aggirai il portiere, calciai bene ma quel giocatore arrivò al momento giusto. Peccato. Saremmo andati alle final four di Firenze con Pordenone, Parma e Alessandria. Difficile, ma non impossibile perché avremmo portato 15mila livornesi al Franchi».
La promozione è arrivata un anno dopo...
«Sì. Ricordo la solidità del girone di andata. Si stragiocava. E quando eravamo meno brillanti, si pareggiava fuori. Unico neo, il derby di andata. Nel mio cuore porto il gol con il Siena e il derby di ritorno» .
E dell’ultimo anno che cosa le resta?
«Una salvezza meravigliosa e quello che ho scritto su Instagram. Mi porto dentro qualcosa di ogni mio compagno di squadra. Eravamo un gruppo di una solidità umana impressionante. Abbraccio fortissimo i ragazzi dell’anno scorso. C’erano uomini come Alino, Dainelli, tutti i nuovi, ma voglio fare anche il nome di Agazzi».
Agazzi?
«Sì. Nei rapporti umani il tempo è galantuomo perché fa chiarezza. Davide mi ha lasciato molto. È un ragazzo serissimo, introverso, taciturno. Però certe parole e certe sue espressioni in campo nelle partite decisive non le dimentico. Lui è un uomo vero».
Valiani, Diamanti, Dainelli non sono più nel Livorno. Che effetto le fa?
«Più che altro mi fa strano pensare al Livorno senza Alino soprattutto dopo la stagione che ha fatto. Sono certo che Breda ha fatto i suoi calcoli. Si è preso una bella responsabilità. Questo significa che ha idee chiare».
E per la tifoseria, aggiungiamo noi...
«Ah, che belli i livornesi. Il primo anno il nostro rendimenti fu altalenante. Eppure a fine anno, vennero al Coni, a playoff persi, per ringraziarci. E l’anno scorso? Non ci hanno mai messo pressione nemmeno dopo i cinque punti in undici giornate. Questi ricordi non si cancellano».
Come definirebbe gli anni in amaranto?
«Discesa e rinascita. A gennaio 2017 avevo giocato un Bari-Salernitana dinanzi a 30mila spettatori. Tre settimane dopo Renate-LIvorno con 150 persone. Però dovevo vincere quella sfida. Volevo dimostrare che sarei stato capace di tornare in B e di rigiocarci. L’ho fatto grazie alla società che a 37 anni suonati mi ha rinnovato il contratto fino al 30 giugno 2019. Grazie Livorno» .
La cosa più bella che le hanno detto in questi anni?
«Me la scritta un ragazzo sui social: “Grazie Francesco, ci hai riportato in B due volte”. Ha usato il singolare, al posto del plurale, ma ha ragionissima. La salvezza della scorsa primavera vale tanto quanto il campionato vinto l’anno prima. E certe cose restano». —
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