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Livorno

Giannetti verso la salernitana  

Marsura, Morganella e D’Angelo: «Pronti a stupire. E il derby...»

Fabrizio Pucci
Michel Morganella
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Michel Morganella

Livorno: giornata di presentazioni al Coni per i tre nuovi acquisti del Livorno. Mentre è arrivata la notizia di un probabile passaggio di Giannetti alla Salernitana

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LIVORNO. Marsura, Morganella e D’Angelo. Giornata di presentazioni al Coni per i tre nuovi acquisti del Livorno. Mentre in serata è arrivata la notizia di un probabile passaggio di Giannetti alla Salernitana.

MORGANELLA

L’uomo copertina, che ha grandi chances di entrare nel cuore dei tifosi amaranto è Michel Morganella: «Si pronuncia’Miscèl’, come Platini» dice subito. Sì perché lo svizzero è francofono: «Mia madre è svizzera e parla tedesco, mio padre di Benevento. Io parlo francese, italiano e inglese». Capello corto, barba incolta, tatuaggi, orecchini. E anche concetti forti: «In campo sono uno che si fa sentire. Non tiro mai indietro la gamba. Forse per questo ho avuto numerosi infortuni. Però io sono fatto così: se non devo mettere la gamba, preferisco non giocare». Tra i tanti ko, Morganella ne ricorda uno: «La frattura del cranio in sette punti. Il giorno prima dell’operazione mi hanno detto che se avessi ricevuto il colpo a due millimetri di distanza rispetto a dove lo avevo effettivamente preso, avrei perso la vista dall’occhio destro. Poi però sono sempre ripartito. Come? Testa bassa e pedalare». Lo svizzero poi regala una frase che bene lo descrive: «Nel calcio come nella vita non si deve mai mollare. Chi lo fa è un perdente». Dopo Padova, Livorno: «È la piazza giusta per ripartire. La paragono a Palermo che appartiene al passato. Io vivo di presente, non di ricordi». Dicono di lui che spesso vada sopra le righe. Smentisce: «Chiedete agli allenatori che ho avuto. Vi diranno che persona sono. Quelli a cui devo tutto sono Corini e Iachini». La sua vita privata racconta di tre figli: «Ho comprato la televisione», dice scherzando. Sul ruolo spiega: «sono un esterno destro, ma posso giocare anche centrale. A volte ho dato una mano anche a sinistra». Inevitabile la domanda sul derby con il Pisa: «Sono le partite che mi piacciono di più. Quello con il Pisa sarà una guerra». In senso sportivo, ovviamente.

MARSURA

Faccia da genero ideale, il diploma di ragioniere in cornice Davide Marsura, reduce da una stagione tra Venezia e Carpi, è comunque tosto e tiene a precisare: «A Venezia, fino a quando ci sono stato eravamo in zona playoff», dice con orgoglio. «In Emilia sono stato bene, ma l’esito della stagione è stato negativo. Il Livorno – che ne subì le scorribande nel match interno con il Carpi del 5 maggio scorso – lo ha cercato ai primi di giugno: «Sono strafelice di essere qui, pronto a dare il mio contributo». Marsura abbina esplosività alla stazza data dal suo quasi metro e novanta: «Sono veloce e ho forza fisica». Poi svela un retroscena: «Per la prima volta da quando gioco, sono arrivato in una squadra nella quale non conosco nessuno dei nuovi compagni. L’accoglienza che mi è stata riservata, però, è eccezionale. Il derby? So già tutto...».

D'ANGELO

Palermitano purosangue del quartiere Ballarò, una vaga somiglianza con l’ex amaranto, Raffaele Palladino, timbro di voce e accento che ricordano da vicino quelli del comico Ficarra, Santo “Sonny” D’Angelo ha eloquio veloce come sono i suoi inserimenti. «In effetti mi piace molto andare al tiro, cercare il gol. L’anno scorso nella Sicula Leonzio ho segnato cinque reti. Due di destro, una di sinistro e due di testa». Ventiquattro anni da compiere è al debutto in serie B: «Aver già giocato in tutte le categorie è un valore aggiunto. Sono partito dall’Eccellenza, poi la serie D, la C e ora la serie B, qui a Livorno. Ho un bel bagaglio di esperienza alle spalle. Quando avevo 16 anni già giocavo contro uomini di 30. È chiaro che non posso aver paura». Sorride quando gli viene chiesto quale sia ruolo che interpreta meglio: «Sono una mezzala, ma posso giocare come playmaker, o dietro le punte.
 

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