Gioco
«Da 2 mesi non sento più nessuno...» Diamanti parla già da ex amaranto
Nessuna polemica con la società, solo tanto orgoglio pensando al miracolo sportivo ottenuto quest’anno
LIVORNO. Oggi è il 30 giugno, il Big Ben dice stop e il contratto di Alessandro Diamanti col Livorno Calcio scade. Il giocatore, che si trova in vacanza in Giappone, visitando assieme alla famiglia le maggiori bellezze e le principali città del paese del Sol Levante, vede sul display del telefonino una chiamata dall’Italia che forse si immaginava, anche se avrebbe preferito leggere un altro numero. Quello di Spinelli o quello di Breda, per esempio. Qui, sotto il cielo caldo di Livorno, sono le 11 del mattino. Un orario che per via della differenza del fuso, significa laggiù, non essere così troppo lontani dall’ora di cena. E’ appena rientrato in albergo, pensa magari all’aperitivo delle 19 e la voce arriva chiara come se stessimo parlando distanti pochi metri sdraiati agli Scogli Piatti. Non si avvertono quei 9763 chilometri in linea d’aria, che significano 12 ore di volo e che di strada diventano quasi 13500 .
Fino ad ora lo avevamo scritto noi, ma adesso arriva la conferma dal diretto interessato. «Sono quasi due mesi che è finito il campionato, sono quasi due mesi che non sento più nessuno. Neanche dello staff tecnico. In parole povere, se si vuol sapere se c’è stato un interlocutore a propormi un rinnovo, devo dire che ciò non si è verificato». E’ tranquillo, il fantasista. E, forse, complice il fatto che si gode gli ultimi giorni di ferie per rientrare il 5 luglio, non alza i toni e non cerca lo scontro con nessuno. «Sia chiaro, io non voglio fare alcuna polemica. La città per me è tutta nel sorriso dei livornesi quando cammino per strada e quel sentirmi chiamare in maniera confidenziale tipo “Vieni Alino, com’è?” con la classica inflessione labronica, mi fa impazzire. E anche se adesso vivo a Bologna, tornare qui, fra quella che considero la mia gente, è sempre un’emozione».
Il Van Gogh di Prato non può non ripensare alla stagione appena passata agli archivi. Il duro lavoro cominciato con Cristiano Lucarelli a Fiumalbo, i problemi di amalgama legati ad una squadra rinnovata per i due terzi rispetto a quella appena reduce dalla vittoria del campionato, gli infortuni dietro l’angolo come se piovesse, a frenare il rendimento dei singoli e di squadra. Quando tutti davano gli amaranto ormai spacciati, la costanza nel lavoro, l’infermeria più vuota e l’esperienza di Breda, hanno finito per restituire ciò che all’inizio era mancato. «Sono parecchio orgoglioso del risultato che abbiamo conquistato. Una salvezza che sa tanto di impresa, un traguardo che equivale a una promozione. Ho dato tutto me stesso e sono a posto con la mia coscienza. Trentadue partite, dieci reti, 2573’ giocati in campionato, più altri 26 in Coppa, quando mi ruppi la costola». Una serie di dati snocciolati tutti d’un fiato da questo talentuoso calciatore e che non sono male per uno che a dispetto dei suoi 36 anni compiuti in maggio è sempre uno che può fare la differenza. Un lusso assoluto in serie cadetta, ma dando l’impressione di essere letale, magari forse part time, nella massima divisione nazionale.
La sensazione, giunti a fine conversazione, è che si sia davvero ai titoli di coda. Con AD23 che già si guarda attorno senza la fretta classica di un comune svincolato. Diamanti, è evidente a questo punto che non rientra nei piani di Roberto Breda (è il mister che decide e di lui Spinelli ha massima fiducia) ma non tarderà a trovare una squadra che gli sottoponga un progetto che lo entusiasmi. Giocatori così, con gli stimoli e l’ambiente giusto, possono giocare ancora continuando a fare cose incredibili col sinistro che indistintamente sa esplodere potenza o servire morbidi assist. Un po’ come diceva l’attore Mario Brega, il camionista in “Bianco, rosso e Verdone”, «questa mano (nel caso di Alino, questo piede, ndc), può essere fero, oppure piuma». –
F.L.
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