Il Tirreno

Livorno

i direttori generali della recente storia amaranto 

Nei 20 anni della presidenza Spinelli è Paolo Armenia quello più longevo

Fabrizio Pucci
Nei 20 anni della presidenza Spinelli è Paolo Armenia quello più longevo

Si ricordano però le capacità professionali e l’umanità di Gardini, da tre anni Chief Football Administrator all’Inter

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Una vita dietro la scrivania, ma anche in campo. E' il quotidiano di una figura professionale ormai irrinunciabile nelle società di calcio: il direttore generale, colui che conosce a memoria i regolamenti federali e si muove con disinvoltura tra cavilli e interpretazioni delle norme giuridiche e amministrative. E' un ruolo fondamentale, perché al minimo errore, rischia andare a gambe all'aria anche la migliore società del mondo. Da poche settimane il nuovo dg amaranto è Massimo Milli, una vita trascorsa nell'Arma dei Carabinieri a livelli apicali e organizzativi, ma anche una irrinunciabile passionaccia per il calcio che – abbinata alla solida amicizia con Aldo Spinelli lo hanno portato al coinvolgimento nell'avventura amaranto. Avventura che tutti si augurano che possa durare il più a lungo possibile perché questo significherebbe che il Livorno viaggia senza intoppi, dopo l’esperienza, breve sia di Marco Arturo Romano e Mirco Peiani che lo hanno preceduto. Nei 20 anni della presidenza Spinelli di direttori generali ne abbiamo visti passare tanti. E' un dato in controtendenza con la consuetudine che racconta anche di incarichi molto lunghi in altre società.

DA BENTI IN POI. Il primo fu Fulvio Benti. Per la verità, lui era segretario generale, ma essendo uno degli uomini più fidati del presidente, fungeva da dg e da direttore amministrativo. Sciù Aldo lo aveva avuto nel Genoa e solo la morte all’inizio degli Anni Duemila, li separò da Spinelli.

DG E DS. Nella storia recente della società ci sono state fasi nella quali il confine tra la carica di Direttore Generale e Direttore Sportivo è stata molto sottile. E' accaduto quando nella stanza dei bottoni si sono seduti, in epoche diverse, Elio Signorelli e Attilio Perotti. Quest'ultimo, è stato pure allenatore della prima squadra. Accadde nel 2012 poco dopo la morte di Morosini a seguito delle dimissioni di Armando Madonna, e nel 2014 in occasione di Roma-Livorno quando la panchina era vacante dopo l'esonero di Davide Nicola e in attesa della nomina di Mimmo Di Carlo.

IL PIU' RESISTENTE. Il “papato” più lungo è quello di Paolo Armenia in sella dalla stagione 2012/13 alla 2016/2017. Una promozione in serie A e le due retrocessioni del 2014 e 2016 che riportarono il Livorno in serie C. Persona squisita e dirigente capace, fu licenziato subito dopo l'eliminazione dai playoff con la Reggiana, il 4 giugno 2017. Al suo posto arrivò Nicola Pecini, che però duròpochi mesi.

IL PIU' PRESTIGIOSO. Fa piacere ricordare Giovanni Gardini adesso “Chief Football Administrator” dell'Inter. Imperscrutabile, austero, ma molto umano. Di lui non si può dimenticare il pianto disperato a Pescara il 14 aprile 2012 durante il dramma di Piermario.

LA METEORA. Molti non se lo ricordando nemmeno, perché è stato amaranto per una sola settimana nell'estate del 2010. E' Cesare Giacobazzi che però rassegnò subito le dimissioni per non meglio precisati problemi personali. Della serie: incontrarsi e salutarsi dopo un minuto.

GLI ALTRI. Non vogliamo dimenticare il direttore generale dell'avventura in Coppa Uefa: Renato Cipollini che purtroppo è recentemente scomparso. Ricordiamo di lui l'educazione e lo stile, oltre alla competenza. Era stato un buon portiere all’Atalanta e riserva nell’Inter. Ma della lucida follia dei portieri non aveva nulla. Infine nel 2009/2010 il Livorno affidò al livornese Claudio Garzelli quel posto così delicato in organigramma. Persona perbene, non riuscì a incidere nel contesto di una stagione sventurata.

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di Redazione web