Gioco
Sandy e la maglia azzurra un amore senza lieto fine «Che rabbia non esserci...»
Iannella, 32 anni, è stata protagonista durante le qualificazioni «Fatte altre scelte: sarò tifosa e appendo le scarpe al chiodo»
la giocatrice
L’ha sognato a lungo, questo Mondiale che l’Italia aspettava da vent’anni. L’ha sognato a lungo, questo Mondiale che in realtà aveva conquistato partecipando alle qualificazioni con la maglia azzurra, prima e dopo la rottura del legamento crociato - nell’ottobre 2017 - proprio con la Nazionale. L’ha sognato a lungo, «ma alla fine sono state fatte altre scelte e adesso faccio il tifo per questo meraviglioso gruppo», dice Sandy Iannella, 32 anni, attaccante, l’ultima livornese in azzurro.
Non fa polemica, «ma il rammarico c’è e mi sarebbe piaciuto chiudere con questo Mondiale così atteso». Sì, perché Iannella - dopo le ultime due stagioni in serie A con il Sassuolo femminile, la seconda con l’ex attaccante amaranto Gianpiero Piovani in panchina - ha deciso di smettere. «Ci pensavo da un po’ - spiega l’ex neroverde, 36 presenze in Nazionale - non è una decisione legata alla mancata convocazione al Mondiale, è una scelta di vita. Ho bisogno di staccare la spina: ora sono in vacanza, il 1° settembre mi sposerò con Marco Zaccagna (fisioterapista ed ex coach del Livorno Rugby, ndr) e poi valuterò la situazione. Di sicuro voglio restare nel mondo dello sport».
Iannella è cresciuta nel vivaio del vecchio Pontino, poi le prime esperienze nel calcio femminile tra Firenze e Lucca, quindi il ritorno a casa con la maglia della Livornina. «Gli anni più belli», ricorda oggi, momenti indimenticabili prima del grande salto nella Torres, dove ha vinto quattro scudetti di fila (2010, 2011, 2012 e 2013) conquistando anche la maglia azzurra. «Soddisfazioni incredibili - racconta - erano anni difficilissimi, di scarsa visibilità per il calcio femminile. Oggi invece ci sono le dirette Sky e il futuro sembra finalmente roseo, ma non dobbiamo dimenticare tutte quelle società che hanno fatto mille sacrifici quando la visibilità era pari a zero. Il prossimo obiettivo deve essere quello di trasformare la serie A femminile in un campionato professionistico, alzando magari gli stipendi per ridurre il gap con altri Paesi: adesso la media degli ingaggi è di circa 20mila euro all'anno, cifre che non sono minimamente paragonabili con il calcio maschile». —
G.T.
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