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La lunga estate azzurra di Matteo Graziani «Niente mare, voglio un tuffo in Israele»

La lunga estate azzurra di Matteo Graziani «Niente mare, voglio un tuffo in Israele»

BASKET. Cresciuto nel Don Bosco, 19 anni, è nel gruppo della nazionale under 20 in vista degli Europei a Tel Aviv 

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il personaggio

L’estate di Matteo Graziani sarà ancora colorata di azzurro: dopo le esperienze maturate con l’Under 16 e l’Under 18, il 19enne figlio d’arte (papà Renato ha toccato la Serie A con Otc e Allibert), prodotto del florido vivaio Don Bosco, ha raggiunto da qualche giorno il raduno della nazionale Under 20 a Roseto degli Abruzzi, in attesa di spostarsi a Domegge di Cadore da domani dove si svolgerà il primo torneo internazionale in vista degli Europei in Israele.

Graziani, la maglia azzurra è ormai la sua seconda pelle.

«Ogni volta che leggo il mio nome e cognome sull’elenco è come se fosse sempre la prima, ma se devo essere sincero questa convocazione mi ha reso molto più felice del solito perché il gruppo è composto prevalentemente da giocatori nati nel ‘99, alcuni dei quali già protagonisti in Serie A. Di conseguenza sarà una grande occasione per confrontarmi e ovviamente divertirmi».

Alle porte c’è l’Europeo in Israele: solo un sogno, oppure si tratta di un obiettivo concreto?

«Allora: il primo grande traguardo per l’estate 2019 è quello di concludere il mio percorso scolastico con un buon voto all’esame di maturità che sto preparando con altri gli altri miei coetanei qua a Roseto. Fatto ciò, darò il massimo per entrare a far parte dei 12 che partiranno per Tel Aviv nonostante l’agguerrita concorrenza. Poi, forse, andrò pure un po’ al mare (ride, ndr), senza mai però staccare la spina e continuare il lavoro sui fondamentali».

Cosa le ha lasciato in eredità, a livello tecnico e umano, la prima stagione ad alto livello nel panorama senior?

«Senza dubbio gli aspetti del mio gioco sui quali migliorare. Ho avuto la fortuna di affacciarmi su due campionati diversi, prima la Serie A2 con Piacenza e successivamente la Serie B con Cecina, dove la chiave per emergere è lavorare duro e costantemente. Questo vale nel basket, ma anche nella vita».

Prospettive per l’anno che verrà?

«Vediamo strada facendo, sicuramente valuterò qualsiasi offerta nella speranza di poter scegliere un ambiente con una programmazione e voglioso di crescere attraverso il lavoro e la fatica nel quotidiano»

Domanda a bruciapelo: chi vincerà lo scudetto fra Walter De Raffaele o Gianmarco Pozzecco?

«Sono due allenatori molto diversi fra loro: Sassari, dove tra l’altro c’è il mio ex allenatore Edoardo Casalone assistente di Pozzecco, predilige entusiasmo e aggressività, ma il tratto che più adoro è il minutaggio dei giocatori italiani. Dall’altra parte, invece, Venezia è da un livornese doc come De Raffaele, una vera e propria macchina da guerra con un roster profondissimo formato da giocatori di grande talento. Fare un pronostico è difficile, ma di sicuro lo spettacolo continuerà a non mancare». —

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