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Livorno

Cercate uno scudetto? Chiamate pure Sara, li ha vinti tutti lei «Vivo in un sogno»

EVA BERTOLACCI
Cercate uno scudetto? Chiamate pure Sara, li ha vinti tutti lei «Vivo in un sogno»

Livornese doc, 19 anni, già titolare nella nazionale giovanile con la maglia Reyer ha vinto il quarto titolo tricolore della sua carriera 

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il personaggio

EVA BERTOLACCI

Classe 2000 ed è già una fuoriclasse della palla a spicchi. Sara Madera il 28 giugno spegnerà le 19 candeline, ma nella sua seppur breve vita cestistica ha macinato coppe e medaglie come pochi altri veterani del parquet. L’ultimo, quello (finora) più prestigioso è arrivato con l’Under 18 della Reyer Venezia che alle finali scudetto di categoria a Milano ha battuto il Costa Masnaga e lei, Sara, è stata inserita nel quintetto ideale. Questo trofeo si aggiunge alla Coppa Italia Under 20 che le venete hanno alzato battendo in finale Battipaglia.

«Per me si è trattato dell’ultimo scudetto giovanile, quindi sono giunta alla fine di un percorso. Ho negli occhi le immagini della mia carriera, iniziata a Livorno, poi le prime finali scudetto fino ad arrivare fin qua. Un percorso incredibile, fatto di rinunce e sacrifici ma che alla fine ti ripaga».

Eh sì perché la “bimba” negli anni passati nel vivaio oro-granata ha vinto altri tre scudetti, due sempre con l’Under 18 e uno in Under 20, senza contare i titoli ottenuti in Nazionale giovanile con il bronzo agli Europei U16 in Portogallo nel 2015 e l’argento ai Mondiali U17 in Spagna nel 2016, in cui è stata eletta miglior centro. Con la prima squadra nel 2018 Sara ha anche vinto l’argento all’Eurocup. «Sono qui da quattro anni – e si sente, visto che l’accento labronico ha lasciato la sua voce – ho fatto il percorso nelle giovanili con la Reyer. Lasciare casa a 15 anni è un aspetto che mi ha formato caratterialmente, mi sono dovuta arrangiare nelle piccole cose: senza mamma che ti lava a casa devi imparare a fare tutto da sola e specialmente il primo anno è stato molto difficile, non lo nascondo. La finale scudetto a Milano è stata la rivincita dell’anno scorso dove abbiamo perso contro le nostre avversarie del Masnaga. Quest’anno mi sono allenata più con la prima squadra che con il giovanile a dire il vero, nell’ultimo periodo sono tornata nell’Under 18 per preparare al meglio la fase finale. Questo successo è stato frutto della forza del gruppo: siamo una squadra molto unita, sia dentro che fuori dal campo e questo ci ha aiutato molto nel risultato finale, ci siamo date forza a vicenda per conquistare quel titolo che l’anno scorso ci era stato tolto».

Per quanto riguarda il percorso in azzurro invece: «Con la Nazionale iniziamo i primi di luglio con i raduni dell’Under 20 in vista dell’Europeo che si terrà in Repubblica Ceca dal 3 all’11 agosto. Con la Nazionale maggiore per ora ho fatto un solo raduno l’anno scorso». E i primi passi sul parquet? «Da piccola facevo ginnastica artistica, ma capii subito che non era roba per me, a 6 anni un collega di mio padre mi fece provare qualche tiro a canestro e da lì non ho più smesso. La passione l’ho trasmessa a mio fratello Marco che ha 11 anni e gioca nel Don Bosco. Come ruolo data la mia fisicità quando giocavo a Livorno ho sempre fatto l’interna, poi da 5 ho giocato da 4 e sto lavorando per diventare un 3».

Tradotto: da centro/pivot ad ala grande fino ad ala piccola. Ma i suoi 187 centimetri sono sempre garanzia di successo sul campo. Uno sguardo a Livorno dove il Jolly Acli ha festeggiato la promozione in A2. «Conosco tutte le giocatrici, sono strafelice per loro, spero un giorno di tornare a Livorno e giocare in A1 con loro».

E infine cè una dedica speciale per questo titolo. «Sicuramente i miei genitori Carmine e Maria Grazia che mi hanno sempre seguito nonostante la distanza, non sono mai mancati anche alle finali scudetto. A 15 anni mi hanno lasciato libera di scegliere e andare dove volevo, poi Luca Castiglione il mio allenatore a Livorno che mi ha aiutato tantissimo nella formazione tecnica e caratteriale e tutte le persone che mi sono state vicino in questo lungo periodo, Il futuro? Non so ancora se resterò qui o andrò via, per ora voglio concentrarmi sulla maturità, all’università mi piacerebbe studiare Ingegneria». Dopo gli esami, l’azzurro. Poi si vedrà. —



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