Gioco
Signorelli, atto quinto in amaranto: «Livorno è casa mia, faremo un bel lavoro»
Elio Signorelli di nuovo in sella come direttore sportivo. «Chiedo un anno di tregua ai tifosi: stiamo uniti e andremo in alto»
LIVORNO. Elio Signorelli, atto quinto. L'elastico tra il direttore sportivo e il Livorno è di nuovo molle perché le parti sono tornate ancora una volta insieme. Negli ultimi anni ci sono stati allontanamenti e riavvicinamenti. Tra i primi ricordiamo quello dell'autunno del 2015 quando Spinelli cacciò Panucci per prendere Mutti. Poi, dopo l'esilio mantovano, il ritorno nel 2018 dopo l'esonero di Sottil e l'arrivo di Foschi. Poi di nuovo in sella e poi disarcionato.
Adesso è ancora lui - insieme a Nelso Ricci - a fare il mercato del Livorno: «Sono felice di essere qui. Darò tutto per il bene del Livorno, come ho sempre fatto».
Sente ogni giorno Spinelli. A noi il presidente sembra carico. Che ne dice?
«Lo è. L'acquisto del terreno dove sarà edificata la casa del Livorno è un segnale importante. Significa che c'è programmazione. Spinelli ha messo le basi per far bene quest'anno e anche in futuro».
Quest'anno però c'è da fare mercato. Da questo punto di vista come siamo messi?
«Abbiamo le idee chiare e partiamo avvantaggiati. Abbiamo già l'allenatore, cosa che non succedeva da quattro anni, e lo zoccolo duro di una squadra che l'anno scorso nella seconda parte del campionato ha tenuto un ritmo quasi da playoff».
Sì, ma non basta. Ha visto che campionato difficile sarà il prossimo?
«Certo. Sono scese Chievo, Frosinone ed Empoli che vorranno subito tornare in serie A. Gli azzurri poi, avranno un paracadute milionario per cui possono fare una grande squadra. Dalla C è venuto il Pisa che è una piazza come la nostra».
A proposito. Niente scherzi. Va costruito un Livorno forte proprio per la presenza dei nerazzurri...
«Lo sappiamo anche se giocare lo stesso campionato dei nostri 'cugini' ci ha sempre portato bene».
Entriamo nel dettaglio del mercato. Se le facciamo i nomi di Tremolada e Marsura che cosa risponde?
«Che non faccio nomi anche perché il mercato deve ancora decollare».
Non ci saranno mica problemi come l'anno scorso nelle trattative?
«Non ho detto questo. Ho detto la semplice verità. Il mercato non è ancora partito. Il motivo? Ci sono molte squadre di serie C che non si iscriveranno. Qualcuno avrà problemi anche in B. E questa considerazione mi induce a fare una riflessione più generale».
Quale?
«Noi abbiamo una società sanissima, i bilanci a posto, siamo in regola con i pagamenti».
Sì, ma non si vive solo di quello, ma anche di ambizioni...
«Questo è poco ma sicuro e infatti stiamo lavorando per il bene del Livorno, come ho detto prima. Il mio ragionamento semmai è un altro. Nel calcio ci sono tanti furfanti eppure non vengono perseguiti come si dovrebbe. Anzi. Spesso in passato è successo che siano state date delle mazzate proprio a noi che siamo irreprensibili sul piano finaziario».
Siamo alla vigilia di una stagione molto dura. Che cosa si sente di dire ai tifosi?
«Abbiamo bisogno di loro. La mia è un'esortazione a stare tutti uniti. Per un anno intero riusciamo a non farci del male da soli? Qui abbiamo tutto: un presidente che ha voglia di far bene, l'allenatore che conosce il gruppo e una tifoseria fantastica. Se tutte le componenti stanno insieme senza frizioni, possiamo toglierci molte soddisfazioni. Avete visto che cosa è successo l'anno scorso. Nel finale di stagione la tifoseria ha smesso di contestare la proprietà e tutto l'ambiente si è stretto attorno a società e squadra. In questo modo ci siamo salvati nonostante un inizio di campionato difficile».
Quindi mano tesa ai tifosi?
«Ci mancherebbe altro. Loro sono Credo che in questi anni non abbiamo lavorato male in senso assoluto. La scorsa settimana ho letto con attenzione la pagina che il Tirreno ha dedicato a quei giocatori che Livorno non ha saputo aspettare. Penso a Piccini, e Appelt Pires. Qui erano considerati mezzi giocatori, ora valgono milioni. La stessa cosa è successa l'anno scorso con Agazzi e Zima. Se i tifosi hanno pazienza e lavoriamo in serenità costruiamo un buon Livorno».
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