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La procura contro Mazzoni: processo fissato giovedì 20

Flavio Lombardi
La procura contro Mazzoni: processo fissato giovedì 20

Il portiere e i suoi legali hanno deciso la linea: sosterranno la completa innocenza Si punterò sulla “contaminazione” sperando in una squalifica inferiore ai 12 mesi 

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Sarà giovedì 20 giugno la data in cui Luca Mazzoni affronterà il processo davanti al Tribunale Nazionale Antidoping. Alle 14,30 prenderà il via l’udienza in un’aula del Foro Italico vicina a quella in cui il numero uno amaranto fu interrogato il 29 marzo scorso da quelli della Procura, guidata dal presidente Tammaro Maiello e il suo vice Mario Vigna, proprio nel giorno del suo 35esimo compleanno.

Non gli fecero un bel regalo, perché il 7 aprile, arrivò il deferimento. Ma la linea difensiva, la prossima settimana, insisterà certamente sull’innocenza del giocatore, trovato positivo ad un metabolita della cocaina (Benzoilecgonina). Un quantitativo minimo rilevato sia all’esame del campione A, sia nel secondo, quando furono chieste le contro analisi che furono eseguite il 20 marzo sempre al laboratorio del centro di preparazione olimpica dell’Acqua Acetosa a Roma.

Un quantitativo rimasto segreto a Mazzoni ed al suo legale fino al giorno dell’audizione in Procura e che confermerebbe la teoria ipotizzata dallo stesso avvocato, il bolognese Antonio De Rensis, secondo la quale si potrebbe parlare di assunzione indiretta, detta più volgarmente contaminazione.

In sostanza, potrebbe essere bastato un bacio sulla bocca, appassionato e magari nemmeno desiderato di una amica che ad insaputa del portiere avesse trascorso una serata pazza. Ce n’è d’avanzo per risultare positivi in caso di controllo. E’ chiaro che la sentenza, attesa poi entro la fine del mese, potrebbe tenerne conto, reputando l’evento come un “incidente”, rendendo molto più morbida la posizione di Mazzoni.

Importante sarà il dossier preparato che potrebbe risultare decisivo per comminare una squalifica non superiore ai 12 mesi.

Bocche cucite intanto nell’entourage del portiere. De Rensis, in questi ultimi giorni della settimana ha impegni sul caso Pantani ed ha il telefono staccato (tutela gli interessi di “mamma Tonina”, la madre del campione di Cesenatico e sulla cui morte, nessuno ormai crede più all’ipotesi suicidio) ma in ogni caso è deciso nel non voler fornire anticipazioni su quella che sarà la linea adottata e sul gran lavoro che ha svolto anche il perito di parte, Francesco Maria Avato, del dipartimento Scienze Biomediche sezione medicina legale.

Un vero esperto, che ha trattato nel passato casi molto delicati come quello del delitto di Garlasco e che volle essere presente alle contro analisi di Mazzoni per verificare che la procedura adottata seguisse esattamente il protocollo.

Chi conosce bene il calciatore, sa che l’uomo è rimasto profondamente segnato da ciò che accadde dopo quel 17 febbraio di Lecce-Livorno e l’ingresso degli chaperon di Nado Italia che si presentarono a fine match negli spogliatoi per il prelievo delle urine. Entrato in un incubo, Luca Mazzonki adesso sogna il sorriso che ormai gli manca da troppo tempo. —



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