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Pillon, l’amico nel momento del bisogno «Che gioia aver aiutato il mio Livorno»

Fabrizio Pucci
Pillon, l’amico nel momento del bisogno «Che gioia aver aiutato il mio Livorno»

Con il Pescara ha salvato indirettamente Breda, «ma è merito vostro e di un gran girone di ritorno. E ora con poco...»

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Dicono che gli amici servano per alleggerire l'angoscia della vita e per raddoppiare la gioia. Il Livorno di amici, sparsi per l'Italia, ne ha tanto e uno di questi, Bepi Pillon, gli ha dato una mano decisiva l'11 maggio scorso, quando il suo Pescara ha battuto la Salernitana regalando la salvezza agli amaranto che avevano pareggiato a Padova.

Un mese dopo Pillon, che guidò il Livorno nella stagione 2010/11 prima di essere esonerato, ricorda quel giorno: «Volevamo vincere a tutti i costi per arrivare quarti e saltare un turno di playoff. Cosa che effettivamente si è verificata. Quindi è normale che quel giorno abbiamo dato tutto per i nostri interessi di classifica. Poi, però quando ho saputo che quel successo era stato decisivo anche per la salvezza del Livorno sono stato doppiamente contento».

Davvero?

«Sì, Livorno è una piazza alla quale sono rimasto affezionato, i tifosi sono sempre stati affettuosi nei miei confronti, ricordo un bel clima. Insomma, battere la Salernitana è stata una soddisfazione doppia. Anche se poi si è rivelata una beffa».

Perché non siete saliti in serie A?

«Purtroppo a noi quel piazzamento non è servito visto che siamo rimasti in serie B. Vi confesso che non mi sono ancora ripreso».

Tra l'altro il Pescara poi ha fatto una scelta diversa e ha affidato la panchina a Zauri...

«Sì. È un allenatore giovane e capace. Diciamo che è stata una separazione consensuale. Dopo un anno e mezzo la storia era finita. Volevamo cambiare entrambi. Sono rammaricato per come siamo stati eliminati in semifinale. A Verona avremmo meritato di vincere. A Pescara dopo un primo tempo timoroso abbiamo preso il gol su rigore nel nostro momento migliore e abbiamo fallito il pari al 90' da zero metri. Se fossimo andati in finale ce la saremmo giocata alla grande perché il Cittadella era arrivato fisicamente. E' andata così e mi fa ancora male anche se in questo week end sono venuti a trovarmi a Mogliano Veneto i miei compagni di squadra dei tempi dello Spezia. Tra questo il livornesissimo Mirko Brilli».

Che campionato è stato questo?

«Bellissimo. Il format nuovo, anche se con una squadra in meno, lo ha trasformato. La classifica era più corta per cui fino all'ultima giornata ci sono stati scontri diretti e incroci tra squadre con obiettivi diversi. Uno spettacolo davvero che solo in parte è stato rovinato dal caso Palermo e dal caos dei playout».

Che cosa pensa dell'impresa del Livorno?

«Penso che non mi ha meravigliato».

No? E Perché?

«Se ricordate lo dissi subito nel dopo partita di Livorno-Pescara a gennaio. Pareggiamo, ma con grande sofferenza. Gli amaranto colpirono tre legni. Nel girone di ritorno nessuna squadra ci ha messo in difficoltà come e più di quella di Breda. E noi siamo andati vicini alla serie A, questo significa che gli amaranto avevano valori tecnici e umani di alto profilo».

Sì, ma quella fu una singola partita...

«Lo so, ma si vedeva che la squadra aveva qualità e idee chiare oltre a un allenatore capace. Insomma. Si capiva che il Livorno aveva la possibilità di effettuare una grande rimonta».

E adesso che cosa serve per fare un campionato meno sofferto?

«Vista da fuori è difficile giudicare. Mi limito a dire che ci sono una società forte, un allenatore che conosce la categoria e la squadra. Se fanno le cose giuste possono regalarsi una stagione carica di soddisfazioni».

E della sua esperienza livornese che ricordo ha?

«Buono. Facemmo un ottimo girone d'andata. Poi incappammo in quattro o cinque partite negative alla ripresa del campionato dopo la sosta natalizia. Cose che succedono in un campionato lungo e difficile come la serie B. Sarebbe bastato che la società avesse avuto pazienza a invece optò per l'esonero. Peccato perché Livorno è una grande piazza per lavorare».

Il futuro di Pillon?

«Per il momento sono a casa. Aspetto una chiamata. Qualche giorno ancora e avrò smaltito le tossine dell'eliminazione dai playoff e sarò pronto per gettarmi di nuovo nella mischia». —



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