Gioco
Breda dopo il rinnovo: «Spinelli mi coinvolge. Diamanti e Valiani? Spero di averli ancora»
Livorno, il tecnico degli amaranto parla per la prima volta del futuro: «Mi dispace per il divorzio tra Facci e la società, ma sono sicuro che fare un buon lavoro»
LIVORNO. Ventitre giorni dopo la fine del campionato, Roberto Breda è un allenatore felice: l'impresa della salvezza è una medaglia appuntata sul petto che gli è valsa un biennale. E lui se la gode. Con la sua voce calma e l'accento veneto spiega come si sente: «Nella mia carriera non mi era mai successo di fermarmi per tanto tempo in una società. E nemmeno di ripartire da una base solida su cui costruire la nuova squadra. Sono curioso di vedere come me la cavo in questa situazione nuova che mi vede iniziare una stagione con la stessa squadra dell'anno precedente. Devo ammettere che tutto questo mi fa un certo effetto. Quest'anno tornerò anche in ritiro. Non mi succedeva da tre anni, dal periodo in cui allenavo l'Entella. Nelle ultime due stagioni ho passato l'estate a casa, salvo poi essere chiamato a campionato in corso».
Dalla partita di Padova è riuscito a staccare la spina?
«Neanche per idea, ma non è mica un problema. Ho macinato molti chilometri con l'auto. Ho visionato decine e decine di giocatori in video. Ho visto dal vivo alcune partite dei playoff, poi sono andato alcune volte a Genova dal presidente Spinelli. Ma, come ho detto, il fatto di essere ancora sul pezzo non mi pesa affatto perché faccio un lavoro bellissimo che piace molto e mi diverte».
Non dica, però che l'anno scorso non si è stressato...
«Sì e no. Sì perché avevamo sempre l'urgenza di fare risultato per rimontare posizioni in classifica. No perché il campionato con sole 19 squadre da un certo punto di vista è una passeggiata rispetto al format che ne prevede 22. Quest'anno ci sono stati meno turni infrasettimanali, meno complicazioni. Insomma, mi sono trovato bene. E comunque adesso se voglio rilassarmi prendo la bicicletta qua a Bassano dove vivo o vado a fare trekking sul Monte Grappa Qui ci sono posti bellissimi. Si sta d'incanto».
Al suo fianco non ci sarà Facci. Che cosa pensa del divorzio tra il ds e la società?
«Mi dispiace molto. Qualcosa non è andato per il verso giusto. Sapevo che da parte della società c'era la volontà di confermare anche lui. Sono amico di Mauro da 25 anni. Mi mancherà».
Spinelli ha detto che saranno Ricci e Signorelli a fare mercato. Ha già parlato con loro?
«Non ancora. Ricci l'ho incontrato una volta qualche anno fa. Elio lo conosco dai tempi in cui ci sfidavamo nei derby della Lanterna negli Allievi. Lui era nel Genoa. Io nella Samp. Nei prossimi giorni ci incontreremo e inizieremo a parlare di strategie. Per ora è ancora tutto prematuro».
Lei sarà parte attiva del mercato. Sarà un Breda manager alla Ferguson?
«Piano con i paragoni. Di sicuro sento che nei frequenti colloqui con Spinelli c'è condivisione di idee. Vengo coinvolto e questo mi gratifica molto».
Nel calcio di oggi, gli allenatori hanno voce in capitolo in tema di mercato?
«Raramente. È questo il motivo per cui sono davvero contento di questa situazione».
Le idee presuppongono le scelte...
«È ancora presto per parlare di scelte. Siamo ai primi di giugno, però c'è sintonia con il presidente e questo è ciò che conta».
Ha detto che c'è una base solida da cui ripartire. Che cosa intende di preciso?
«Avere una base significa avere un gruppo già “mentalizzato” che conosce l'allenatore e la sua metodologia di lavoro. Al contempo l'allenatore conosce molto bene i giocatori. Sapete che cosa significa questo? Partire con un vantaggio enorme sulle avversario. In sostanza abbiamo già guadagnato tempo: sappiamo chi e che cosa inserire e quali idee sviluppare. Non è poco».
Nella base ci saranno anche Diamanti e Valiani?
«È presto per parlare di giocatori. Alino e Francesco non hanno fatto bene: di più. Hanno fatto benissimo e sarebbe un piacere averli. Dobbiamo fare valutazioni a 360 gradi».
Ha già idea di quanti giocatori servano?
«Come ho detto, conosco molto bene tutti i nostri giocatori, ma illustrerò le mie idee alla società».
Lo abbiamo ribattezza “nomalone”. Le piace come definizione?
«Se significa che sono sempre me stesso, sì, sono d'accordo. Ci sono molti miei colleghi che amano essere personaggi oltre che allenatori. Ecco. Quell'aspetto del mio lavoro non mi interessa. Sono convinto che se uno è sempre se stesso, incontrerà meno difficoltà. Sono una persona che basa al sodo. Sono concreto».
Facci l'ha descritta proprio così. Pragmatico.
«Ero così anche quando giocavo. Mi piaceva lavorare duro e dare tutto la domenica. Sono fatto così».
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